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Favole Grottesche

Spiaggia lontana...


Autore : MAXimilian CAPA
Martedì, 14 Febbraio 2017 - 15:20

 

(segue da "Alberi di casa."/1, qui sotto)

Alberi di casa./2

http://www.puzz.it/favolegrottesche/struttura/img/edito r/img.gif

[Come non vi ho detto, -che non si puo' dir TUTTO di primo acchito... -qui, nell' ISLA BONITA Y BONDADOSA, non abbiamo macchine automobili a quattro ruotone gommate, con serbatoio da un quintale di litri, portabagagli, sedili in pelle conciata di capra alpestre, specchietti retrovisore -dato che il solo petrol oil disponibile è l'olio di ricino di balena bianca o di capodoglio grigiofumo- ma inforchiamo solo biciclette a due, sei, dodici o sedici rotelle con ingranaggi moltiplicatori che ti danno -se vuoi- delle belle velocità (pure 666,33 KMH., ultimo record) e che non possiamo utilizzare, certo, in tutta la loro ecologica potenza, dato che non disponiamo di strade dritte, a causa dei ghirigori e delle svolte continue, costretti dal fatto naturale ma pure dalla mancanza di buoni ingegneri/geometri - e, al massimo, qui si va a non oltre 33,33 KMH, quando fa tiepido e si ha voglia di forzare sui pedali - il che ci consente una bella energia di riserva, in caso di sorpasso complicato e/o conflittuale. Gli incidenti stradali da noi son pochi. E, vedendo altrove, ce lo si dica: che l'elettricità nostra è strettamente antiatomica ed anticarbonifera, per non correre rischi inutili, la quale WattsHPs è abbondantemente fornita da tre centrali a turbina tondo-cubico-quadrata azionate da 333 otarie e leonesse di mare volontarie o della Legione Straniera, pedalanti su 33 ruote a quadratura del cerchio che fanno girare una dinamo gigante e due più piccine, incatenate, ma solo quando gli pare e piace. Costrette all'opera, per ragioni pratiche evidenti, otarie e leonesse hanno tutti i dentoni fuori sorridenti durante le ore d'opera ed anche dopo, che qui non siamo sfruttatori criminali. Garantisco.]

Qui da noi, allora, la luce artificiale è -per tutte queste ragioni tecniche- verde, d'un verde chiaro, certo, ma verde quantunque. (So che i Verdi da voi sono piuttosto nazistoidi senza sangue sulle mani, ma qui il verde è buon segno, non solo ai semafori, che non abbiamo...) Se l'altro "s'illuminava d'immenso", qui ci si fa una luminescenza verdognola che è una bellezza a vedersi... Pure se molti preferiscono ancora i vecchi lampioni all'olio raffinato di murena, che ti danno al meglio una lumicina giallognolo-vivace ben d'altri tempi, e causa del lavoro eccessivo dei nostri rari oculisti. Ma questo vago ed antiquato chiarore darebbe la possibilità di poter vedere le foglie, di notte, nel loro vero colore. Cio' che tanti, qui, adorano guardare, per ore ed ore, bevendo lentamente ma ubriachevolmente. L'haschissevod -la nostra grappa nazionale- coi suoi 120°- bella nel suo verde striminzito- ci aiuta a tener duro nelle durezze dell'esistenza. Ma non drammatizziamo, troppo... Che la calma, che qui regna ed impera, deve pure bagnare tra e sotto le righe di questo mio inaudito messaggio ...

Per dirvi, insomma, che qui l'albero è sacro, come una fanciullina senza barba, come le talpe nere di Visigondia che scavano scavano e mai le vediamo, come -anche- il diavolo Luciferino-Prometeo di Geova adorato in certe vostre contrade poco chiare. Ed io pure, li amo, gli alberi. "Je vous dirai même plus: les plantes à tronc je les adore." Talvolta resto per ore ed ore a chiacchierare con un loro rappresentante, di tutto e di niente, sul corso della pesca al tonno rosso, sui banchi d'aringhe avvistati intorno alla nostra isola, sui cadaveri ghiacciati della II Division Blindée del generale Leclerc arrivati qui non si sa come, trovati sulla spiaggia, budella in aria, e pugno chiuso teso verso il cielo senza stelle.

[Ma c'è un qualcosa, un nodo viscido, dove i punti di vista umanitari nostri e il modo d'essere alberesco s'incrociano senza incontrarsi veramente, passandosi di lato nello spessore luttuoso che è l'incomprensione. "Noi siamo come siamo, voi "cercate" d'essere come volete o DOVETE essere: non ci si capirà mai!" mi tirano fuori, pur se in dialettiche differenti, gli alberi con cui mi trovo a discutere cercando di dialogare. Io tento di capire, senza davvero arrivarci: "Un albero non è un uomo, un albero è un albero!" concludono certi, ridacchiando saporitamente. "Voi ci volete "rispettare" come se fossimo "esseri umani": noi non lo siamo."] E, per cambiar solfa, si mena il can per l'aia, sperando tempi politici migliori. Si discorre delle vaste strisce accatastate, misturate, incollate, intruppate malamente di tonnellate di sacchetti di plastica e bidoncini vuoti e giocattoli da bambini sfasati che l'oceano ci invia sulle spiagge, scogliere e litorali sabbiadoro grazie alla vostra solerzia. Ma qui non sappiamo come utilizzare questi vostri doni. Dovreste unire "le mode d'emploi". Il "che farne". Se no, nell'ISLA BONITA y BONDADOSA, qui, non ci si capisce niente e li si trova solo nocivi. Questi regali inattesi. (E pure su questo i miei interlocutori a tronco con rami e scorza di quercia restano neghittosi, lontani, con un'espressione che vuol dire: "questa banalità non mi interessa che scarsamente", e non è che siano completamente amorfi, senza passioni, nichilisti vacui, cinici, scettici, qualunquisti, ché i loro sfizi inumani li hanno e seguono la televisione, che qui non abbiamo. "Ma insomma!" mi chiese un giorno, a bruciapelo, uno di loro: "La famosa partita Milan-Fiorentina, a che punto è, lo sapete, forse?" Del tutto interdetto, a bocca aperta, risposi in un lamento: "Uno a zero e palla al centro, circa... Ma il match è solo al 33mo del Primo Tempo, circa..." Avevo letto questo su un quotidiano sportivo trovato sulla spiaggia, quasi illeggibile -circa- per la salmastra umidità che ne aveva deformato le pagine, il quale aveva compiuto 12.000 chilometri circa alla deriva sugli oceani, e che rimontava a circa dieci anni prima...)

Ma, poi, gli alberi. AH! Gli alberi... Parliamone... Ancora... Purtroppo... Quando cavai fuori -non so proprio perché- una sera tardi l'argomento: "Ah! questi piccoli alberetti dentro l'inverno atroce", mentre discorrevo col Sovrano, lo feci in totale buona fede, solerte, ingenuissimo, senza vederci nessun male... Col cuore in mano... Distrattamente... Ma. Subito, sprizzando scintille dagli occhi, il Mio Buon Re mi ha fatto riunire di corsa e in piena notte il Regio Consiglio di cui, purtroppo, faccio parte. E dopo brevi e scarne discussioni il Decreto Reale era subito pronto, che invitava (perentoriamente) tutti i gioiosi sudditi dell'ISLA BONITA Y BONDADOSA ad accogliere in casa o "in luogo chiuso, riscaldato e ventilato, ben caldo o/e di sufficiente tepore, con musica Barocca o Jazz e cibi sani ed abbondanti": gli alberi fanciulli ed adolescenti (di meno di 3-10 anni) durante il duro inverno nostrano, che qui fa paura perfino alle foche e alle feroci orche marine.

Ostracizzando la negligenza ed amando il loro Buon Re, tutti i bravi sudditi si diedero da fare, immediatamente. Attivi fin dall'aurora. Tutti erano in giro a cercar alberi da portare a casa. Alcuni infelici, ma solerti, per capire l'età vera delle piante ne segarono il tronco di parecchie, per poter contare gli anelli annuali, per educato controllo...ma il Regio Chirurgo riusci', poi, operando giorno e notte, a ricucire le aperture cutanee ed intestinali di questi misfatti. Durante alcune settimane si vide, nella città Capitale e nei villaggi, paesi e frazioni isolate, le genti spingere dentro gli immobili degli alberi piuttosto reticenti, spiegando loro con sorrisi e dolcemente che quel che si faceva era per il loro Bene, che avrebbero trovato calore e nutrimento a bizzeffe e che le loro mogli e figlie erano disponibili per eventuali piacevoli necessità, ed anche i bambini, per eventuali alberi gay. Alcuni riempirono talmente i loro locali tanto e cosi' da essere costretti a dormire dentro i sacchi a pelo, nell'orto o in giardino. Ma con infinita gioia e nel buonumore. Perché il Bene è una malattia senza polemica e prende tutti fino alla stanchezza. Io stesso, pur se alquanto innervosito, ho accolto una dozzina di ragazzini legnosi nella mia vasta magione, ma ve li ho sospinti a calci, dopo aver saggiamente celato in un buco in cantina le mie botticcelle di grappa e di vino e la scorta di tabacco, poiché gli alberi sono viziosi più di me. Come già sapevo e scopersi di nuovo.Perversi.Senza disporre dei miei diritti d'alto funzionario e membre del Gran Consiglio Reale. Quelli della natura non sono per forza "malvagi" o "cattivi", sono, purtroppo, naturali...

In una Bella Società nazioncella come la nostra, il vizio, la cattiveria, la parte maledetta delle anime e dei giorni, devono restare segreti -per buona educazione- e coltivati nell'ombra, di nascosto. Il che li rende vieppiù affascinanti e godevoli, come è nel mio caso intimo personale. Ma "le vittime", che fruiscono serie o ciniche della Bontà, quelle, possono permettersi tutto ed apertamente, tutto pare che gli sia dovuto e questo crea situazioni poco banali. Dalle diaboliche conseguenze. Nel seguito dell'inverno si conobbero giorni infernali. Cogli alberi.

(segue in "Alberi di casa."/3, qui sopra)


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