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Favole Grottesche

Defecare, si', ma con giudizio...


Autore : max capa
Sabato, 31 Dicembre 2016 - 13:48

 

¤¤¤ 6 ¤¤¤ LA CODA DI PAGLIA.

"SE li si lascia galoppare senza redini, i cavalli della DISTRAZIONE possono trascinarti la diligenza dentro il fosso, nei pressi del cimitero... dove attende l'essere satanico a fauci aperte, mai morto di fame, nutrito a bizzeffe dalla Vecchia della Morte..."

"L' Bisina d'la Bilita tal Blanc d'la Blava."(1)

"Leggere troppo fa male agli occhi, e al pensare. E non parliamo dell'AGIRE."

Era un bel giorno d'autunno come non se fanno pi, ma sottilmente era il giorno dolcemente mesto, con le preziose foglie che ingiallivano andando sull'ocra brunastro a vista d'occhio, con nel cielo un sole un pochettin stanchetto, il quale disseminava colori all'olio dalle tinteggiature decadenti ma tiepide. Ancora caldiccie. Sui bordi... Le ombre si stiravano gi lunghe nei pressi di novembre e questo segnava e pitturava per terra e sulle erbe fangose un'incontrovertibile e triste poesia. Il mondo intero marciva e nuotava su/in un' osmotica malinconica tenerezza. Pur se mancavano i violini... Era un bel pomeriggio, sul suo giusto mezzo. Quasi. Questo per il situazionismo situazionista che situa... Situando il sito come si deve. Nella sua radicale radicalit... In situs...

Era il momento che aveva scelto Bilardin Beppo per svuotare i propri intestini, nel suo gabinetto in fondo all'orto. Spintovi pure un poco dalla necessit impellente, pi che dal libero arbitrio. Senza parlar del fatto che defecare un piacere che non si puo' lasciare ad altri - e che richiede una sua, sia pur semplice, organizzazione. Ma le cose volsero presto nello stupore pi stupefacente che si sappia. Il Beppo Bilardin era una bilita(1) (come vedrete: -POI-: adesso non pi, dato che DOMANI spesso pi lontano di IERI...), UN bilito anzi, poich era di sesso maschiotto pur se non prepotente.

In margine al giardino ortolano [fiori&ortaggi, legumi e insalate radicchiose] , in fondo, egli aveva messo in piedi un cesso mica male, pulito e illuminato bene, col seggiolotto con foro in legno di quercia dove posare il sedere e compiere dovutamente i propri bisogni. Per far bene e pure meglio le cose, essolui aveva sistemato vasetti di fiori olezzanti dentro lo stretto sgabuzzino e una scatolona piena di vecchi giornali da leggere cagando. E s'era messo, dunque, a scorrere con calma gli articoli d'una pubblicazione, fumando in pace la sua pipa e con gusto, intanto che l'ano, da parte sua, compiva tranquillo il proprio dovere.

Il Bilardin era tutto preso da un'inchiesta -egli adorava leggere queste cose, se bene fatte...-: si trattava d'un lavorone del prezioso storico alsaziano Nermann Brochtc che tracciava paralleli inquietanti e tangenti e con incidenze su un fascio di uccisioni -da John Fitzgerald KENNEDY, Julius CAESAR, Lev Bronstein "TROTSKY", Benito MUSSOLINI, etc. : alla DECAPITATA del PARCO LAMBRO [Milano, 1969]. Giocando astutamente sulle (s)connessioni della curvatura dello Spazio/Tempo il Brochtc vi ipotizzava -in conclusione- se non la mano d'uno stesso autore -il perdurare d'un disegno criminoso singolo ma ripetuto. Una accidia reiterata in forme continue e discontinue. Un complotto di due-tre MILLE ANNI e qualche mese! INTERESSANTISSIMO. Mancava -certo- lo smascheramento dell'intelligenza segreta DIETRO TUTTO QUESTO. Pieno di suspense, tuttavia, il robo: degno delle pi avvincenti scritture da libri gialli o terrorrizzanti.

MA, quale non fu la sua sorpresa quando, forse venti minuti dopo, in seguito, egli Bilardin Beppo si rese conto -ritornato "in sede"- fra lo choc e l'inebetimento!, CHE il culo gli aveva scaricato non solo il surplus fecale dei suoi intestini ma pure gli intestini stessi! Ed ancor pi ed oltre: anche il cuore, i reni, i polmoni, lo stomaco, i coglioni, le ossa di destra e di sinistra, di sotto e di sopra. Svuotato, tutto svuotato: i muscoli, l'ipofisi, il fegato, una lama spezzata di coltello restatagli nelle carni dopo un'antica rissa, la lingua, le adenoidi, la completa otorinolaringoiatria, perfino "l'anima" rifugiata nel plesso solare. E le rotule, il sottopettorale l'osso sacro, TUTTO, ma TUTTO proprio e quasi tutto quello che egli aveva dentro, TUTTO tranne briciole di resti marginali. Il cervello pensante, in parte, e la lingua biforcuta. Il nostro amico rimaneva esterrefatto e ridotto ad una forma, con il solo involucro della pelle e del suo pelame bestiale, gli occhi (che son sacri agli dei ed INTOCCABILI) e varie zone del cervello. Svuotato dall'interno, svuotato di TUTTO il suo interno. MAI VISTO: in questi tempi moderni che sono i nostri...

Pur restando seduto e cauto sul legnoso sedile cagatorio, il Bilardin Beppo era un vero covo d'angosce e, gettato il "magazine" traditore, tentava di fare il punto su questa, DI SICURO, inattesa situazione. "Inaudito! mai inteso parlare di questa possibilit autocannibalesca e nichilistica..." si ripeteva egli, per cercar di ristabilire un qualche precario equilibrio, morso da dubbi d'ogni sorta. E non poteva neppure prendersela con il suo culo il quale, preso sul serio il proprio "lavoro", aveva cagato pure s stesso e al suo posto restava un foro slabbrato e informe assai vergognoso, ch'era meglio non far vedere in giro. Vasto scoraggiamento... MA un fatto gli era certo: pur se totalmente vuoti il suo essere e il suo insieme apparente restavano "formalmente" intatti. Ch, se la pratica svacca, la teoria resta intoccabile e perfetta. Come al solito... Il suo corpo, anche se non aveva pi niente dentro, non s'era sgonfiato. Il suo pensiero -pur se a disagio- pensava, ma egli non osava aprir bocca per verificare se ancora riuscisse a parlare, terrificato. "La mia anima partita del tutto nel buco della fossa settica, colle ventraglie, oppure resta un poco con me?" egli si chiedeva silenziosamente. Temendo la risposta...

Terrorizzato sull'ipotesi d'aver perso pure l'anima, il donnolo Beppo B. restava inchiodato sul sedile del suo cesso non sapendo "CHE FARE?". Il suo cervello stranito ma valido lavorava a cottimo nel suo poco, per bilanciare l'assurdo peso fratturante degli eventi. ALLORA suono' il telefonino che il bilito aveva abbandonato su una sedia a sdraio in mezzo al giardino, "...per non essere disturbato anche quando cago...": CHI POTEVA ESSERE? La ex-MOGLIE? I FIGLI diseredati? La VICINA VOGLIOSA? l'amico ARTURO? l'usciere di giustizia? LA BANCA? un IMPORTUNO ch'aveva sbagliato NUMERO? DESIREEdeROSA l'amante d'una notte? IL Presidente della REPUBBLICA per proporgli di formare UN NUOVO GOVERNO?

Siccome aveva scordato d'innestare la segreteria telefoninara, baionetta valida contro gli intralciatori, l'infernale aggeggio persevero' a piagnucolare a lungo. Ma egli non osava levarsi dal cesso. "Avrei dovuto tener d'occhio il mio culo, e non lasciarlo fare in completa fiducia...al giorno d'oggi bisogna star attenti a tutto...son tempi calamitosi..." s'andava ripetendo in testa, senza saper che fare, temendo di muoversi.

COSA resta di s stesso a qualcuno che ha lasciato, imprudente, DISTRATTO, il suo ano defecargli tutto quanto arricchiva il dentro del proprio corpo? Nient'altro che dubbi e paure. E, magari, una traccia d'anima, stralci di cervello, qualche scoria di rottame d'inconscio e una vecchia ciabatta stiracchiata di coscienza. E QUESTA FORMA "INTATTA" DEL CORPO. Che non gli era floscia come temeva ma "piena", tenuta in sesto dall'elettricit statica del suo pelo, certamente. Ed per questo, considerando che le apparenze restavano intatte, che Bilardin Beppo oso' INFINE trarsi dal posto e provare a star ritto sulle sue quattro zampe. Quasi sorpreso, vide che cio' funzionava. Riusci' a muoversi dentro l'orto, arrivato vicino alla macchinetta strillante vibro' un calcione alla sedia e c'arrivo' senza farsi male, il telefonino schizzato via fin dentro una pozzanghera dove, infine, se ne stette zitto.

"Allora, siamo nervosi oggi sor Beppo?" lo sorpresero gridando gracchiosi i due corvi suoi vicini, che egli scoperse comodi e ridanciani sopra il muretto che separava le due propriet. Bevevano birra in lattina corretta grappa e come al solito cercavano di prenderlo pe'l culo. Angoscia sopra angoscia...Il Bilardin era piuttosto vinaiolo e sopratutto non sopportava i suoi beccosi prossimi antistanti, toscani di Pontedera e coppia di comari spregevole. Volendo ribattere astioso, egli apri' la bocca, ma il parlare non gli funzionava pi. Fitte amare dentro il cuore che pi non aveva, ma di cui gli restava solido il ricordo. "Ecco un giorno nero, previsto da quella vacca di zingara fattucchiera, ch'era ripartita non solo colle diecimila lire di compenso ma pure portando via l'argenteria di famiglia lasciatami dalla mia povera mamma..." Un giorno nero, nero come i corvi del vicinato. Nero, com'era divenuto l'universo intero. "E pensare che ho SEMPRE votato a Sinistra, letto "L'Espresso" e "La Repubblica" di Scalfari durante 33 anni e 33 giorni, e fui ammiratore sincero del "partigiano come Presidente" Pertini..."

(segue in LA CODA DI PAGLIA 2, qui sopra)


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