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Favole Grottesche

La Vecchia della Morte...


Autore : max capa
Venerdì, 30 Dicembre 2016 - 13:16

 

(Segue da "Fatti di colui che voleva essere un tronco", 4: qui sotto)

"Fatti di colui che voleva essere un tronco", 5

"ANCORA UN'EPIFANIA!" bofonchio' smonato il Peleggrini, ed egli (s)biascico' inquieto fin sulla radice del suo essere. "Ed ha LA STESSA VOCE della Vecchiaccia Nera in bicicletta a Milano..." E relato' brevemente l'incontro istantaneo ed inconcludente con quella, in Corso Como, al Tagliavino quasi preso da spavento. La Vecchia della Morte... ma quella aveva vestimenti Neri, luttuosi, e questa Vecchia della Morte piccina, bambinotta inquietante dava piuttosto sul candore... simbologie teologico-alchemiche di difficile interpretazione... Di sicuro... "...Ma, tutto questo non ha più nessunissima importanza per me. Per me..."

"...Una fantasima di malaugurio? volevo dire...una fantasma...un fantasmo femmina..." oso' chiedere inceppato ed incerto il tassista, mentre ripartivano cautamente sulle quattro ruote gommate. Balbettacchiava con un tono che voleva pure significargli, al suo amico, "Queste son cose tue, 'ste faccendacce, e non mie... improbabili, mi sfuggono... mi ci hai tirato dentro... abbi pazienza..." "Non lo so... fantasma, fantasmo... è un segno..." mugugno' il topacchione, che aveva perso completamente il resto di buonumore rimastogli dopo aver sghignazzato nel sangue, durante il massacro milanese di zona Garibaldi. Poiché il piacere di uccidere ha, nelle sue sequele, anche un certo esaurimento post-coitale. "...Ma, tutto questo non ha più nessunissima importanza per me. Per me...", l'angoscia va e viene anche se la scacci come una mosca inopportuna. Anche se vuoi riderci sopra, non riesci. Neanche gli assassini forti mancano di fratture sui bordi della loro anima inesistente. Senza stati d'animo... MA...

L'autista di macchina gialla tassinara, con l'animo suo scontrollato e preso da paure, conduceva al rallentatore, certo solo d'essere incerto... Tiro' fuori una specie di paternale, ad uso suo più che del topone, per rassicurarsi: "...Quel che ti è mancato era, ... francamente... è stato, un solido legame coniugale! "Se non ti sposi sarai sempre un disperato." LO SO -bene, lo so- l'unione maritale è merrrrrdosa, la mia "vecchia" mi fa schifo, per momenti, ma LA FAMIGLIA resta come un'ancora fissata dentro e contro - a difesa- verso... questi ondeggiamenti delirici del mondo. E ti sistema un certo senso di sicurezza, dentro, ti rende equilibrato, quasi..." disse. "...E te lo dico in questa notte di terrore in cui mi hai trascinato dentro..." aggiunse... "LO SO, hai ragione... l'unione psicofisica colla mia sorella era QUASI questo... come tu dici... ma anche meglio, sai? Eravamo una sola anima in due corpi inseparabili... sesso e amore e intesa PERFETTI. La mia vecchia mamma piangeva di gioia vedendoci insieme... POI lei mi ha tradito, col cardinale... L'HO UCCISA... ed ho pure ucciso me stesso... pure..." disse il topone, con voce stanca ed amaro. Il Tassinaro non disse niente. Ma, poco dopo: "Non puoi maritarti colla tua sorella, vecchio mio: non puo' essere un VERO sposalizio... se ci ragioni sopra..."

Giunti prestissimo, quasi (assai presto...) sul bordo del fiume, il Tagliavino blocco' astutamente e con perizia la vettura nella discesa, a pochi metri dall'acqua piena di stupore e infastidita dal chiarore elettromeccanico, e tiro' pure il freno a mano per non commettere fallo o dimenticanza, e si accese una sigaretta. Incerto e destabilizzato. "E' proprio qui?" "Si' ." "Vuoi PROPRIO farlo?" "Si'. Sai...col mio babbo paparino venivo proprio qui, le domeniche mattina, a pescare il temolo. Era un vero sogno -come lo rivedo ora- ...un incantesimo...avevamo un transistor con antenna di dieci metri...lui ascoltava Bach o Chopin...io cacciavo le farfalle, per spezzarci le ali, e poi le lasciavo ripartire... i pesci saltavano sopra l'acqua, per ingozzare gli insetti...saltavano altissimi...alti, a cinquanta metri... me ne ricordo benissimo. E' carne della mia carne, questo posto..." "Eh... se lo dici tu..."

Gli alberi, intorno, forse un poco infastiditi dai fari giallastri nella quieta e calma notte, non dicevano niente, pur facendo degli occhi grossi cosi', difficili da vedersi, nella possente oscurità. Ma, alcuni uccellacci notturni, anonimi, nascosti, tiravano fuori dal gozzo una loro sottile protesta. O, forse, si trattava solo d'un vizio canterino, ché i volatili a piuma molle non si sa mai cosa abbiano in testa. O, forse, chiacchiere di notte nera erano, banali ma utili per aiutarsi a reggersi in piedi con una sola zampa aggrinfiata ad un rametto. Insonni, essi facevano "chichirichi", con modulazioni basso-incaiche, e flatulenze delle corde vocali stanche dopo una lunga giornata. Come se ne andasse della loro vita e magari per noia. Il pantegano cerco' e trasse fuori dalla tascacce misteriose del suo giaccone un portafogli ben gonfio ed una pistola dal silenziatore avvitato in canna, con due scatole di proiettili. Rane stridenti gracchiavano li' in giro insieme ad una moltitudine di grilli senza sonno e senza niente da sbevazzare. Probabilmente smonati dalla stranezza delle ore, senza campanile da cui scoccassero, ore morte, zeppe di mistero oscuro, ore d'un altro mondo. Sconosciuto.

"Ti prendi il costo della corsa, il resto lo recapiti alla mia vecchia mamma, c'è l'indirizzo nella mia carta da visita. Sono 3.333 euro e qualche spicciolo...questa..." mormorava il pantegano alquanto smunto, mentre tendeva la vecchia Lüger ancora in buonissimo stato..." questa ti puo' servire mica male...tira bene...e non s'inceppa mai. E' per tua difesa, nel taxi. La tieni...in mio ricordo...magari prima o poi ti salva la vita. Alla mia mamma ci dici, bestialmente ma calmo, che son partito in Argentina, che laggiù ho comprato, via internet ed a rate, 666 capi di bestiame bovino ed equino, con qualche asina....una mandria che -spero- renda! ed una fazenda nel llanos di 333 ettari, che spero renda...ci sarebbero dei terreni vigorosi, ben coltivabili, oltre le praterie...soja e insalate trevisane, con un po' di mais....queste cose rendono sempre...che spero che rendano...che se non rendono alla mamma non piace... Che poi tornero'. Con tre caravelle, ricco sfondato, a discoprir l'Europa a partir dall'India...che spero pure che questo viaggio renda...se rende...perché se non rende, non ritorno. Ché in Italia se non rende ti ridono dietro...DIGLIELO! Tondo, chiaro e netto. Ecco..." "...che questo ci farà piacere." Aggiunse e concluse.

"Perché il coltello e non la Lüger per farla pulita la piazza in trattoria?" intervenne curioso il Tagliavino. (......) (N B.: segue pagina controversa, in sospeso, ma ritorna in VARIAZIONE...)

Non potendo arcuare né piegare, pur d'una sottigliezza, e nemmeno d'una pagliuzza, la testarda solida decisione del pantegano Arnaldo, il tassista attese che discendesse faticosamente, si strinsero vagamente le zampe, e manovro' la macchina sua al meglio, dirigendole il muso verso la direzione del ritorno, e se ne riando' a Milano, con l'animo in pace, da uomo d'esperienza che era, riflettendo sul "gioco a dadi che è la vita", e tutto il resto. Ma con calma e pacioccone, ma con un alone di tristezza -è certo!- intorno alle orecchie ed al cranio dallo scarso pelo capelluto, nel capo senza cappello. Dentro il cervello stanco. Dopo otto ore di lavoro di guida.

Solido e rassegnato, ma determinato -come un mercenario lanzichenecco nel Congo Belga od un gladiatore di Tracia davanti all'ultimo fendente assassino- intanto, il Peleggrini scendeva verso il greto del fiume, facendosi strada fra i cespugli con la sua pila tascabile, che aveva le batteriette stanche -ma che serviva ancora. Dopo aver guardato in faccia il Ticino quasi invisibile, ma che indovinava, che sentiva, durante qualche minuto, egli immerse un poco uno stivaletto dentro l'acqua. Come si fa -col dito- prima di saltare dentro il mare nei crepuscoli della vita. Per sentire la qualità degli elementi circostanti ed amniotici.

L'acqua gli parve freddina, di prim'acchito. E si sfilo' quantunque gli stivaletti, culo per terra sul fango, poi si lavo' le zampe. Senza levarsi i calzini non troppo profumati. Rito iniziatico, forse... Il paesaggio li' in giro, visibile con sforzo e con tanta buona volontà, gli pareva adatto, all'altezza del momento tutt'altro che facile. Ma tutto cio' non aveva più importanza: "...Ma, tutto questo non ha più nessunissima importanza per me. Per me..."

All'intorno, alberi, erbone, mucchi strampalati di foglie in ramificazione varia e ben frondose stupiti lo guardavano incerti, lo rimiravano senza aprir becco, incerti sul da pensarsi, e pure gli uccellacci notturni dai grossi occhi minacciosi e polizieschi, per scherno o poltiglia di prudenza e di diffidenza, tacevano. Ché il mondo è vario nei boschetti intorno ai fiumi. Più che non si sappia.

(segue & termina -fine anno...- in "Fatti di colui che voleva essere un tronco", 6 qui sopra)


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