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Favole Grottesche

TRONCO 3 / VARIAZIONE/REVISIONE


Autore : max capa
Lunedì, 26 Dicembre 2016 - 13:57

 

(Segue da "Fatti di colui che voleva essere un tronco", 2: qui sotto)

"Fatti di colui che voleva essere un tronco", 3 : VARIAZIONE

Gli ci fece un gesto ampio e secco e FORTE, dunque, imperioso -al Tagliavino tassinaro , il tassi' s'era dovutamente e con prontezza professionale -come al solito- rallentato e disposto in attesa contro il marciapiede e , INSOMMA, dopo i fraterni ritrovamenti, le banalità di chiacchiera inevitabili, "Ve' là il topastro Peleggrini, talpone volpesco, cussa ci fai in 'ste parti sconce? Non sei più a San Vittore?" "Vecchia vacca di ranastro Tagliavino, ciula di ciulin di rospivento!" ETC. ETC. "Tutti bene in famiglia?" ETC.ETC. "E 'sto coltellaccio cussa l'è?, no ti demandi di ganassare, ke kome sai i fatti propi son i fatti propi di ognuno...magari...dura minga...ma vedi te...DUNQUE? ALLORA?", ETC. gli affari ripresero il loro corso normale. "E' lontano, dove vuoi andare: c'hai i soldi da pagare? Amici si' ma io lavoro, il lavurà vuole danaro..." "3.333 euros-ZORROS , e rotti, che tengo in tasca, di che temi?"

E. MA POI, SUBITO DOPO, POCO DOPO, come richiedeva l'utente, l'autista spinse la vettura fin verso il quasi lontano Ticino, fiume, e non il Cantone svizzero di si cattiva nomea. " Vecchia volpe!" esclamo' il rospaccio Tagliavino, accendendosi una sigaretta come che di solito non faceva, per rispetto ai clienti "tutti fascisti ecologisti ai giorni nostri", "DAI! ...sono al corrente su questa storiaccia, nei "buoni" ambienti non si parla d'altro! Ti han cercato! ti han trovato!...heuw...son morti tutti?" Notando il coltellone infisso chiaramente visibile ed il sangue rilucente qua e là, egli aveva capito tutto. Pur se il sangue coagulava svelto. Come ceramica purpurea. "No. Il pesce rosso l'ho lasciato vivere. Un tipo dalle buone letture, un dantista..." disse il Peleggrini Arnaldo.

S'era sistemato cautamente a fianco dell'autista, non come un comune cliente dietro, e -per sfizio o sfida del Disordine Pubblico imperante- non s'era neppure allacciata la cintura. "Vedo... domani... i giornali del pomeriggio, che dan fuori di brutto, alla bruttodio...Strage! Mafia! Sloveno-albanesi! I bauscia milanës...La banda Cavallero? Delinquenza scatenata! "DOVE andremo a finire???!!!"...tutte 'ste minchiate dei ciulini...etc.etc." disse il Tagliavino. E ridacchio' selvaggiamente, che lui conosceva le robe della vita e le cose degli uomini, quelli VERI. "Peccato che pure ai gestori ed al cuciniere abbia io dovuto fargli zac-zac! Erano vecchie conoscenze, di vent'anni..." disse il Peleggrini. "Insomma, quanti sono? ne hai fatto il conto del regolamento di conti?" chiese il Tagliavino. "Credo sian sette..." "...o solo quattro... o cinque... NON SO... no so' minga 'n ragiunat! non so far di conto, me..." rispose smunto il Peleggrini. "Mi han cercato: mi han trovato." ed aggiunse: "Li ho uccisi tutti, senza sgarro." (Come si è saputo in seguito, i morti furono otto..., tranne il pesce rosso... Ancora adesso i milanesi parlano della STRAGE della SAN VALENTINO di CORSO COMO, ignorando, certo, che fu "una storia di donne": la sorella dello sterminatore lo aveva tradito con il cardinale... particolare che ha dell'importanza: non fu guerra di bande ganga né faccende di garganesc né storie di dealers di droga di Quarto Oggiaro né dei rasta reggae. Ché Milano non è Chicago...).

"Porcamadonnasantavergineimmacolataconcezione! che colpazzo!" -e ridacchiava follemente, il Tagliavino rano tassinaro- "Robe come nei bei tempi, quando non si scherzava! Ci mettiamo dentro pure un sospetto di politica? Brigate Rosse contro Brigate Nere? SI' o NO? Ma parla! siamo tra amici, no?" "Vai al Ticino, dopo Castelletto di Cuggiono. Ti indico la strada giusta. E' là che voglio andare. Il resto, non conta più..." disse l'Arnaldo. "Puttaska Madoska ciencie (senza) condom! Ma pensa te! Come la metti giù cagatamente! Perché non ti levi il coltello? Te lo levo io, di'? Poi ti fascio. Sei ridicolo piegato cosi' in avanti per non toccare lo schienale del sedile. Dell'orgoglio, vecchio mio! dai!" disse il Tagliavino. Ma, sempre attento alla strada, per mestiere. "Vai al Ticino..."ripeté il pantegano, per concludere. "Come la metti giù cagatamente! Ti ricordi dell'Annalisa?" disse il Tagliavino, quasi per mettere un poco d'allegria e, sopratutto, cambiare argomento. "La "nostra" manzetta. Poi, entrambi l'abbiamo persa...ma pensa te..."

Talvolta, o magari spesso, il tassinaro Tagliavino diventava sardonico mica male, una peste, e sempre nei momenti sbagliati, durante un funerale, ad esempio. Pareva farlo apposta, più che per goffaggine senza Arte né Parte, per vizio intimo sub sadiano. Un vero lazzaroncello... L'Annalisa se l'erano "rubacchiata" l'un l'altro durante molti mesi, nella lontana giovinezza "primavera di bellezza". L'Annalisa, lei, una tiramolla senza certezze, banderuola colle cosce aperte a tutti venti, era dei due e di nessuno. Talvolta la trovavano, ciulandola, che aveva ancora -"in vasum"- il mollo appiccicatticcio dello sperma -sborra- dell'altro, del fratello-nemico ed amico senza pari. Altro che la giulietta-romeo. Due settimane l'Annalisa era con l'uno, poi, quattro giorni con l'altro, e viceversa, un terziglio insensato. Come in un camp' d' tennis zona Porta Ticinese, una raccattapalle. Fino all'esaurimento della storia: poiché -persa la testa che poco aveva- una notte l'Annalisa s'ammazzo', gettandosi violentemente nel Naviglio Grande, il canale, con un ventaglio cinese di Via Paolo Sarpi ficcato in bocca, per non gridar di paura. Il pantegano topone faticava a capire il perché ed il percome di tutto questo modo di fare souveniristico del tassista amico, non ne coglieva il nesso né il connesso e gli pareva "'na roba di casso". "...L'Annalisa..." "Vecchia storia...mediocre scopatrice...culetto troppo stretto...tette poche...Questo è il passato, come tutto. Adesso tutto mi è lontano. Anzi. LONTANISSIMO." disse l''Arnaldo. "Eh ...mi sarebbe piaciuta come moglie...invece di quella che ho...una ranaccia che non amo più..." disse il rospo. In maniera di conclusione. "Una puttanella di Sabbionera come sposa?" ghigno' dolorosamente il topone, che i ricordi antiquati colpivano sul gomito destro con tante frecce velenose.

Passavano in una zona campestre senza case, e si vedevano -forzando lo sguardo- vigne e campi di granturco. "Quando ero piccino piccino piccio', piccolotto, andavo "a rubare" l'uva sulle piante, sui filari di viti dei nostri vicini. L'uva "rubata" l'è sempre più buona che di quella fatta in casa... L'erba del vicino è SEMPRE più verde... Mi piaceva l'uva." Disse il Peleggrini. "L'UVA!? Ma cosa ci entra questa in tutto QUESTO? Ma pensa te: L'UVA..." disse il Tagliavino. "Mi piaceva l'uva." Disse il Peleggrini. "Ma non sei de la campagna te, monega!" Disse il Tagliavino. "Ci andavo dalla zia Romilda, sposa dell'opossum Genoveffo, l'estate, in campagna: sotto Pavia. E' lei che mi ha sverginato. Avevo otto anni. "Finiscila di menartelo! vieni qui che ti faccio sapere come si fa! Ecco, mettilo dentri li', si', cosi'...'spetta...mordicchiami il cappezzolo...LI'...SI'...pompa à tout aller!...SI'...cosiiii', bravo. DUR e CH'AL DURI! siiii'!"." "La porca, si faceva i bambinotti!" "Nun è veru, ma pensa te! La mia zia Romilda era pia e sana donna di chiesa, e ben in tette: amava il peccato...era una donna seria...se non c'è peccato non c'è piacere E VICEVERSA..." "Robette anzianotte. L'uva, la volpe, il corvo... Il formaggio, il formadi, la figa sa di...MA...Perché non restiamo nei tempi di adesso?" disse il Tagliavino, con aggiunta: "Vecchio talpone panteganoso." "Non puoi capire te, manchi di sensualità. Io ho il corpo pieno ricoperto di pelo morbido, bello e dolce da accarrezzare, la dolce carezza passa sul bel pelo come una scossa elettrica dolce. E' questo che intenerisce i gatti. MA TU, colla tua pellaccia da rano-rospaccio, che ne sai tu delle donne? Ma pensa te..." disse il Peleggrini. Dopo meditata riflessione, il Tagliavino preferi' di non offendersi, il momento delicato non vi si prestava proprio, e resto' concentrato sulla strada, attento alla guida. "Il tassimetro va avanti, tic-tic-tic: somma costosa, alla fine. Poi, si vedrà."

La notte era come un budello pieno di merda nera ed i fasci ardenti dei fari ci praticavano dentro una bella pulizia giallastra.

Dopo un largo silenzio poco loquace fra loro due: "Soffri?" chiese il rospo Tagliavino. "No. Sono come Diogene dentro la botte. Insensibile. Quasi. E, poi... la ferita s'é coagulata, il sangue è diventato un uovo sodo, il mio polmone destro tace ed acconsente.... Non ti ho sporcato i sedili, solo un poco...ma, l'emorragia interna quella, penso che faccia la testarda, ho paura di morirci... con quella..." "Non fa niente, i sedili! Ho una buona assicurazione e trasporto spesso feriti d'incidenti stradali...sono ben organizzato...prevedo i problemi e ne ho pronte le soluzioni." Gracchio' il Tagliavino. "Come sempre...io sono, invece, come sai già, proprio il contrario." disse il Peleggrini. "Ma se necessario, me la cavo mica male: Mi Han Cercato, Mi Han Trovato. Ma ci ho lasciato il mio coltello colle impronte, la polizia saprà subito chi sono: sono schedato." "Ci vuol di tutto per fare un mondo, ragazzo mio..." disse il tassista. "Sopratutto le banalità..."ammise il Peleggrini. "Del resto, son cose da uomini e non da bauscia, no minga no? Hai fatto bene! Colpire dove si deve!" "A dire proprio il vero c'erano pure due donne, la pizzaiola padrona e la mia sorella che mi ha tradito col cardinale..." "Vai giù dritto, tu: anche le donne. Un vero macello: dove non possono mancare le vacche, ah!ah!ah!" "Tu ridi, io no: prendo le cose seriamente io..." "Ma pensa te, sei come al solito tu: immarcescibile!"

Nel buio era bello andare in macchina, con i fari che falciavano la notte piuttosto troppo scura, con un filino di falce di luna insignificante e ridicolo . Non mancava un certo tono di poesia ambientale in questo essere e sparire del mondo come manco te lo sogni. Pur se le stelle restavano quasi invisibili. E non c'erano lucciole in giro né stridore acqueo di barbagianni o civette ambigue della polizia a cavallo, né gufi tronfi e stronzi. Ma, un uccello notturno sconosciuto, senza carta da visita, gorgogliava in modo sinistro nei dintorni lanciando pure acuti lamentosi e subitanei da spaventar gli spettri, di tanto in tanto. Dai finestrini aperti essi sentivano tutto, orecchie aperte e spalancate, e guardavano quel poco che potevano vedere.

Da dietro gli angoli delle case fantasmi biancognoli ed evanescenti si presentavano improvvisi e subito sparivano. Segni venuti d'oltretomba, penso' il Peleggrini, assai smunto nel cuore. Epifanie a suo uso e consumo. Epifanie rivelatrici.

Cani d'ogni sorta abbaiavano antusiasti di rabbia zoo-meccanica lungo le rive abitate del loro andare, in villaggi persi e smorti nel sonno. Sotto i rari lampioni, ubriachi fradici propulsavano violenti ed incerti il pugno in aria, minacciosi. Sacchi sventrati... Altri sacchi sventrati, d'immondezza -abbandonati li' in giro da spiriti qualunquisti o perversi- intralciavano per momenti il quieto scorrere circolare delle gomme di marca italica Pirelli della Fiat 333 gialla del taxi.

Gli è che i beonazzi avvinazzati o birrosi son specie rara ma ben sparsa in quei posti. Andando, la notte, per due, barcollanti ma a braccetto, scazzottandosi l'un l'altro, mancandosi goffamente, rotolandosi sul lastrico o sulle pietre stradali, o dirigendosi da soli -solitari- "nel rientro" in ricerca disperata della porta di casa, vagando inutilmente pure fra orti e campi. Rompendosi il naso contro un albero storto e un poco disarticolato. Gli è -ripeto-, probabilmente che, l'apparire d'un taxi giallognolo milanese (milanës...) "newyorkista 'merecano, già in sé una PROVOCAZIONE sanguinosa, con IN PIU' dentro visibili, nei barlumi incerti delle luminarie stradali comunali non tutte in funzione (una su 10), un pantegano ed un rospaccio tassinaro, doveva risultare una sfida ad un occhio esacerbato dal vino locale e dalle vinasse grappose divenute indigeste e desiderose di ritrovare le vie dell'ANDATA, nel RITORNO, bisognose di vomitarsi sull'asfalto o sulle erbe.

Lo stomaco degli ebbri iper-fatti essendo come una stazioncina ferroviaria campestre, coi trenini che vanno e poi rinculano presto, non avendo potuto arrivare al ventre per eccesso di traffico, bloccati dal segnale rosso nella zona perigastrica che li rifiuta e che fa conati di cagata dalla bocca, SWLASH!SFROUSH!BOAHCS! KAI!KAI!, un imbriago -in un altro paesino- postosi in mezzo alla strada -austero come un vigile-, fermato ch'ebbe il taxi, svuoto' tutto il suo contenuto mal fermentato sul cofano della macchina, poi si tiro' in disparte e -con questo gesto autoritaro- indico' al rospo che poteva riprendere il suo cammino. Il tassinaro, un momentin perplesso, riando' nel suo andare, abbastanza mansueto e comprensivo dei fattacci del mondo, "poiché ne aveva viste BEN altre..." Il Tagliavino per dimostrare la sua intelligenza nei fatti della vita propose di nuovo al Peleggrini di togliergli il coltello dal dosso e d'alcolizzare la sua vasta ferita, ma il Peleggrini obietto' ancora una volta che in questo caso (tolto la lama tamponatrice) tutto il suo sangue corporeo sarebbe sbrodolato fuori, con morte possibile ed altre inevitabili complicazioni. Ché lui ci teneva alla salute... Cambiarono d'argomento.

Il Tagliavino, il quale non beveva (troppo...) ma che teneva in serbo una generosa bottiglia per i clienti più fidati, offri' da bere al Peleggrini Arnaldo che cosi poté annaffiare le fiamme delle sue proprie disgrazie ed i bruciori aspri dell'anima, per stabilire un equilibrio più avanzato allo stato di calma rassegnazione che già era il suo. Meglio "ubriachi" che tristi. La grappa fa bene alla salute maldestra. Il tassinaro Tagliavino tento' sottilmente di indagare i progetti prossimi futuri del caro vecchio topastro. Dopo qualche inquieta insistenza, l'Arnaldo ammise come, viste ben le cose da tutti i lati, avesse deciso di diventare un tronco. Il tassinaro, uomo di solida esperienza, non batté ciglio ma gli fece osservare fraternamente che già suo nonno, il famoso Euboldo Tagliavino, fosse giunto alle stesse conclusioni filosofiche, ponendo la teoria in atto sedutastante. MA che i fatti risultanti risultarono assai bislacchi... (E preferi' non dirne di più...). Un certo silenzio s'installo' durante un poco. La macchina gialla taxi andava nella notte verso il suo esito. Posto non troppo lontano, ancora. Nella notte scura. Nel buio che si pretendeva totalitario.

(segue in "Fatti di colui che voleva essere un tronco" 4, qui sopra, fra poco...)


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