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Favole Grottesche

Incubi notturni o folli realtà?


Autore : max capa
Domenica, 25 Dicembre 2016 - 13:26

 

(segue da "Fatti di colui che voleva essere un tronco" 1, qui sotto)

"Fatti di colui che voleva essere un tronco" 2

Ghignolinare acerbo, sicuro... Ma il pantegano non si trovava in questi estremi termini... Non doveva serrare disperatamente i propri intestini colle dita, col tronchesino cercava invece di curarsi le grinfie, da vero manicure autodidatta. "Perdere il budellame è quel che c'è di peggio al mondo! Non puoi più mangiare, ché non puoi più cagare...peggio che farsi tagliare le palle..." si disse il topone Peleggrini e parlava pure ad un palo segnaletico metallico il quale, ineffabile, non gli rispose -preso alla sprovvista- ma parve ben intriso dalla questione, trovandola degna di pensarci e ripensarci sopra. Andava, dunque, su e giù lungo il marciapiede, il topastrone omicida ed abbastanza ferito nel suo corpazzo, occupandosi acutamente e al meglio che potesse delle sue unghie le quali, forse, non ne avevano bisogno - di cure- , con un tipo pulitissimo cosi'. ( In quanto, il senso dell'igiene dei pantegani è leggendario, come quello dei gatti cinesi del Shi Kiang Su)

La mente è piena di vizi: è il suo modo di tener duro, si "droga" con un niente e Stalin, per dire, mentre la Russia Santa veniva sottoposta ad una subitanea invasione devastatrice (nel 1941...), gonfio di vodka come un otre turkmeno, nascosto nel suo covo segreto, giocava colle sue bambole di pezza. Perso. Guardando nel vuoto... L'Arnaldo Peleggrini era "troppo" colto ed abbondantemente a-politico per lasciarsi andare a simili stupidezze. Pur se era incerto sul da farsi , come ogni vero buon intellettuale di "centrosinistra"... Tuttavia, aveva lasciato vivo SOLO il pesce rosso dentro il suo ventruto boccale presso la cassa del bancone di mescita, il che significa chiaramente che non aveva perso la testa. Il pesce rosso stava leggendo i canticelli centrali dell'Inferno di Dante, coi suoi occhialoni da miope cerchiati di ferro giallo turco. Non gli era, allora, parso il caso d'eliminarlo, grazie a questo constatto, ma anche perché il pesci sono muti, fino a prova del contrario, e sono pessimi testimoni, percio'. E per tanto.

[Pur nel bagno di sangue li' nel circondario circostante prossimo, e fin sotto le sue suole di scarpe, -nei postumi sconclusionati di cinque minuti d'estrema violenza, ancora sconvolto e vibrante di residui di lampi d'emozione, e quasi tremante, nel suo spirito, s'era messo un lungo momento -pertanto- (una frazione d'eternità)- ad osservare il pesce rosso il quale lo guardava essolui pure, in tralice, mentre persisteva nella sua lettura. Modo di leggere bizzarro e che incuriosi' non poco il nostro topastro pur se sanguinario: il librone, il tomo aperto a doppia faccia del Dante sul poggialibro vinciano d'alghe e pietruzze e ghiaino, il pesce "leggeva" e RIponeva il testo SCRITTO A MANO -nel modo littering di comics- dentro bollicine d'aria-fumetto, POI succhiava i fumetti in italicus siculo antiquato, prendendoli prima colla sua lingua biforcuta, e poi: li ingoiava, CHE' questo era il suo modo a lui di leggere e digerire il letto, cio' che il Dante "averebbe" voluto dire, per assimilarlo in corpore fisiologico, poiché il verbo è carne, e la rima regola di vita. I pesci rossi forse son matti da legare, come quelli scappati dal manicomio San Servolo di Udine, ma -nel loro modo d'essere intellettuali- se la cavano mica male.]

[Colpito nel senno suo da tale procedura genialoide, il Peleggrini apri' una parentesi quadra -alla max capa- a parte - nel corso tragico degli eventi: dopo che aveva finito di cantare, la voce della Maria Callas -come un' OSSESSIONE, -COME il bisat, L'ANGUILLA TERRIBILE, che pescavi a mano sul Canalon di Pradis, o sul canal di Lugugnana, quando lo "sgarbavano", che lanciavi sopra l'argine, che dovevi correre sopra per FARLA TACERE, sbatterla per terra, ucciderla -anche se non ne avevi voglia, DI UCCIDERLA, che altrimenti LA TUA PRESA, avrebbe potuto scappare, l'avresti persa: la tua magnifica anguilla, che altri avrebbero gustato (NON HO MAI MANGIATO DELL'ANGUILLA: e SON FATTI MIEI!!! ma, centinaia ne ho pescate...)... La voce sublime della CALLAS, donna stupenda, artista UNICA, perdurava per ore ED ORE oltre l'Opera tragica rappresentata, e si dice che durasse fino al mattino: OLTRE i limiti del possibile. Intrigato, il Peleggrini, grosso sorcio con anima, scorse le rime dantesche, ma come leggono i topi: umanamente, E non come gli INSETTI pesci rossi. Lesse, freneticamente, ma con lucida calma mentale insigne:

"Insieme si rispuosero a tai norme, che 'l serpente la coda in forca fesse, e 'l feruto ristrinse insieme l'orme.

Le gambe con le cosce seco stesse s'appiccar si', che 'n poco la giuntura non facea segno alcun che si paresse.

Togliea la coda fessa la figura che si perdeva là, e la sua pelle si facea molle, e quella di là dura.

Io vidi intrar le braccia per l'ascelle, e i due piè de la fiera, ch'eran corti, tanto allungar quanto accorciavan quelle."

"EMBE', facile, quasi banale, se si vuol "forzare" le cose: INFERNO XXV/103-114!" egli esclamo' silenziosamente, con qualche egotico piacere: anche perché conosceva a memoria tutto L'INFERNO del Dante, imparato perfilo e persegno durante la sua permanenza da seminarista, presso i gesuiti, a Verbania sul Lago d'Intra, detto Maggiore, in tempi scorsi e lontani. Residui culturali, cascami della disperata adolescenza. E, dicendosi più o meno questo, fra sé e sé, tento' un lesto e breve gesto di saluto verso l'abitante del panciuto boccale, ma quegli resto' impassibile, muto, indecifrabile. "I pesci rossi hanno il sangue rosso o GIALLO?" si chiese egli, il topone. "Lui non pare altro che infischiarsene del sangue che inonda il pavimento: il rosso gl'interessa poco... chi ne ha troppo se ne impipa del denaro..."]

Dopo il fattaccio, dunque. Poi. Subito dopo. Aveva spento meticolosamente tutte le luci e chiusa meticolosissimamente la porta, uscendo, ma senza tirar giù la saracinesca, per non destar sospetti, per non far rumori incongrui, e risvegliare i maldicenti in agguato . (Mentre il pesce rosso lo ignorava sovranamente). Meticolosamente aveva fatto cio' che andava fatto, non aveva -si noti- svuotato la cassa, ché un professionista non si dà a queste piccolezze... Ma, adesso, "CHE FARE?" Per rimettersi, pur se artificialmente, in sesto si serro' con cura il nodo della cravatta che aveva allentato nel corso dell'azione, un poco prima del massacro, per poter agire con scioltezza e la necessaria agilità. Certi gesti sono indispensabili, quasi vitali, nel PRIMA e nel POI, se si è buoni professionisti, seri od eccellenti. Ed egli covava già un suo pio desiderio semi-intenzionale -pur se inespresso alle masse popolari- ma non sapeva ancora come e dove dargli una sana realizzazione. Essere, divenire un tronco. Sublime utopia adesso a portata di mano. Il tempo era venuto -purtroppo- per realizzare infine il suo antico desiderio. Si trattava d'una vecchia voglia sempre tenuta in disparte -dentro il cassetto- come un libro mai scritto. Un tronco, il quale, colle radici, solo puo' crearsi sopra -nel capo- rami e foglie e fiori e frutti e semi e tutto il bendidio fondamentale. E questo gli arava nei fondi del cervello. Senza drammatizzare, il pantegano di Tradate sapeva che: "l'ora era alle decisioni senza scampo, alle scelte ultime ed ineluttabili." Prese la cosa serenamente, poiché un plurimo "assassino" -pure se per ragioni difensive- non ha più niente da perdere.

Giusto in quei momenti quasi decisivi transito' lungo il marciapiede un tipaccio dalla grossa barba nerissima brizzolata da chiazze bianchissime, (come i pirati di Eric Greenwald), uno senza gambe, su una carrozzella triciclo elettrica, dal motorino quasi silenzioso. Egli guidava la rotella di davanti con un manubrio strano, che teneva colla zampa destra, mentre coll'altra fumava una grande pipa. Rallento' e freno' quasi in un istante, quando passava di fianco al topone. "Ciula! Siete pieno di sangue, l'amis." disse. Ma poi, vedendo che il Peleggrini aveva ripreso a curarsi le unghie tranquillo, o quasi, ed aggiunse: "AH! è sugo di pomodoro! Nient'altro che del cinema..." E cercava con l'occhio furbo la cinepresa nascosta li' in giro. Senza coglierla. L'Arnaldo Peleggrini non disse niente, preso dalle sue occupazioni. Distratto, altrove. "Giro sempre in giro di notte! Vedo nient'altro che cose pazze e individui fuor del comune...It is a mad mad mad World! Questa si' che è vita. Saluti a casa!" disse il tipo che voleva far partecipare il Peleggrini del suo proprio incontenibile entusiasmo. L'Arnaldo non disse proprio niente, proprio indifferente, colla testa alle sue robette. "Ciao!" grido' il tipo in carrozzella ripartendo ed accelerando follemente per sparire lontano nel buio, senza luci di posizione né fanalino di coda.

Ma, POCO DOPO (sic), una vecchiaccia altissima e dall'apparenza perversa, lunga come una morte tanto attesa, sbuco' dalle ombre milanesi su una bicicletta nera, tutta vestita di nero, con un fazzoletto nero a coprirle il capo forse canuto, stretto annodato sotto il mento senza barba. Portava, essa, occhialoni immensi da diva e nerissimi e pareva sdentata a prima vista. Giunse repente da dietro il pantegano, freno' e pose una scarpa o zoccolo contro l'orlo del marciapiede, per tenersi in equilibrio aerodinamico, di fianco a lui proprio che -scosso da quell'arrivo improvviso e dalla triste figura della dama in nero- sussulto'. "E' di plastica il coltellaccio che avete sul dosso?" sibilo' quasi quella. Il Peleggrini noto' - e non poteva far altro...- pure la sua sottana indicibile, lunga, che ricopriva quasi tutta la ruota gommata posteriore dei veicolo biciclo -come un carter flessuoso e pieno di pieghe- e che finiva almeno un metro dietro, come una coda a strascico da sposa o strega tirolingia-tirolese, come un peccato mortale imperdonabile. "Buonasera, signora! " disse egli, mostrandosi cordiale quel poco che gli era possibile, "...sicuro, è un falso perfetto... stiamo provando una scena per la televisione, è per "Il pazzo omicida uccide ancora", che vedrete in autunno, se tutto va bene..." L'anziana apparizione inquietante udendo tali motti si guardo' in giro, per cercare la/le telecamera/e, i tecnici, l'operatore, il regista e la sua segretaria. Non trovandoli, non ci fece più caso.

"Io sono per il cinema di una volta, quello in bianco e nero. I trucchi vi riuscivano meglio, senza troppa luce arcobaleno. Per esempio: sul manico del "vostro" coltello da macellaio o pizzicagnolo o squartaporchi o/e sventratore di Londra, osservo con acutezza delle tracce di grasso di cotoletta di porco o di suino o di maiale." Disse. E riparti' pedalando intensamente, piegata sul manubrio dallo sforzo. "E questa chi era?" si chiese sospettoso il pantegano..."AH! bisogna che mi tolga di torno ed al più presto." Ed andava su e giù, calpestando le sgocciolature del suo proprio sangue, ripassandoci sopra, quasi cercasse un'ispirazione sul da farsi, come i dinosauri delle valli senza oasi, intrappolati dai loro dubbi nel deserto del tempo che corre troppo, che non da tregua. "Certo, in queste condizioni non posso prendere un taxi...E, se rubassi una bicicletta ?" Si guardo' in giro, ma non trovo' nessun velocipede incatenato ad un palo, a portata di mano e d'esperto scassinatore. Un bruco sloveno, allora, piombo' -dimenandosi svaccatamente- giù dal cornicione, in caduta libera come un grave. Certo, non sapeva vagare di notte lungo le grondaie e la caduta era una punizione dell'inesperienza velleitaria, che cosi' son fatte le cose. Mentre piombava, sul punto dell'arrivo al suolo, paracadutista senza paracadute, il vermetto crinuto si indirizzo' -fermando il tempo e la caduta- irato al Peleggrini: "MA COME!? La pizzeria pizza al trancio è già chiusa?! MA non sono ancora le 24! E, io, dove mangio stasera? Eh? Senza pizza poi non dormo la notte."

Invece di schiacciarsi sul mattonato ed i sampietrini, a qualche passo dall'Arnaldo, il vermone peloso vi rimbalzo' allegramente, poiché s'era fatto a palla all'ultimo momento, come i ricci toltechi. Apparentemente gaio ma alquanto sconcertato. Un tantin isterico. Dopo alcuni plop-plop (4 o 5...) esso raccolse il proprio cappello a tuba, da buon inglese titino, caduto che era li' di fianco, gli diede alcuni colpetti delicati, delle carezze di zampina, per levargli l'eventuale polvere, e se lo ficco' in capo e, girati i tacchi, s'infilo' dentro la grata d'un tombino di fogna. Ignorando completamente l'allibito Peleggrini. Il quale non sapeva che succo trarne. "Troverà una pizzeria toscana aperta altrove?"...pum pum pum bum... BAM! Misteri notturni. INSONDABILI.

"La notte, sarebbe meglio restare a letto, incollato al culo delle mogli, lontano da questi matti che ci sono in giro di notte e che pare aspettino l'ora giusta, l'ora dei matti! Ban, ban, ban, POFF!" si disse mestamente il pantegano, lugubre, proprio. PROPRIO. Ed in quel mentre giustamente vide proprio: transitare un taxi giallo vuoto colla lucetta in copa accesa in cerca di clienti, e dentro (AH! che sorpresa!), destro e sarcastico sul volante a sinistra, riconobbe il tassinaro, ch'era appunto il rospo Tagliavino con cui aveva frequentato -in vecchi tempi- le Scuole Medie e le ragazzine in zona Lambrate, quasi piazzale Loreto. Alzo' la zampa mentre l'agitava quasi frenetico. Imperioso, come Stalin quando voleva un caffelatte alla vodka di Siberia. Fermare il tempo, fermare la macchina (gialla: i taxi milanesi sono gialli, COME a NEW York...). Ci riusci'. Ne fu leggermente contento. Ne aveva bisogno, d'un po' di contentezza... Ché anche i pluriomicidi hanno il loro "lato debole". Si cerchi di capire... Nevvero?

(Segue in "Fatti di colui che voleva essere un tronco", 3: prossimo a venire, qui sopra)


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