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Favole Grottesche

L'ULTIMA CENA...


Autore : max capa
Giovedì, 15 Dicembre 2016 - 17:37

 

(segue da "L'orco Geraldo degli Orchi" 7, qui sotto)

"L'orco Geraldo degli Orchi" 8

Il caso dell'uovo maldestramente strano e fuor d'ogni salubre concezione, gli ci aveva rivelato il succo agro e limonesco delle presenti questioni in istanza: l'orco sapeva ragionare a trarre la buona conclusione: era un Presagio!: se Cesare avesse interpretato correttamente il volo minaccioso dei corvi sul suo cammino che lo portava al Senato non si sarebbe fatto accoltellare come un porco dal proprio "figlio" suo... E' sempre meglio non lasciar trascinarsi troppo le cose. L'orco Geraldo decise, allora, di tagliarsi le unghie delle zampe, troppo lunghe, quasi incurvantesi sotto la palma dei piedi. S'adatto' sederosamente su uno sgabello afghano ricoperto di pelli di foca tahitiana, ma, mancandogli la scioltezza corporale per potersi piegare agevolmente, chiese egli aiuto alla moglie e alle sue figlioline, e pure al corvaccio Ulcerinus, e a l'inevitabile oca Geraldine: muniti di forbici, tronchesine, mannaia da boia di Vienna austroungarico e falce&martello trotszkista, tutti i famigliari si misero all'opera, in una vera tredicesima Fatica d' Ercole: il giovanotto del Bar-Tabacchi, educatamente, gli caricava la pipona, bevendoci insieme, sopra, in un fumo pazzesco, l'uno e l'altro, bottiglie di birra azteca che non ti dico. Semiubriachi, ben presto, con l' orco che tirava fuori -uno dopo l'altro- un: "Orca l'Oca!" "Orca la madonna!" "Orco dio!" ridendo goffamente. MA un colpo d' ascia mal calibrato -venuto da non si sa chi- gli taglio' netti sia l'unghia che un pezzo abbondante del pollicione alluce destro. Sorpreso tanto dall'andazzo delle cose, egli non ebbe neppure voglia di gridare. Guardando la grinfia pedestre amputata egli e tutti si accorsero che questa non sanguinava... Fatto pieno di lati ed angoli angosciosi... Un grande silenzio riempi' la sala. Un campanile -lontanissmo- suonava le campane a morto. Simboli deteriori volavano come farfalle nere in giro. Il mondo, brevemente, trattenne il respiro.

"Questo è ANCORA un segno che non inganna. Occorre tornare a casa. E: subito! OVVERO: senza por tempo in mezzo!!!" Concluse. Agitando leggemente la pipa. Per non farle male. "Partire! RIpartire!" "Tutto quel che non si puo' cambiare, vi farà a pezzi!" Posizione politicamente corretta!, siccome non poteva lasciare più a lungo il Faro di Finimondo-Di-Sotto tutto solo soletto, e che bisognava rimettergli del carburante nella lampadona che proiettava i suoi lumi di salvezza a centinaia di chilometri in linea curva (e, che se si spegnava, poteva mettere in pericolo la vita di milioni di marinai sparsi nell'oceano), (e cambiare le sorti dell'umanità intera.) Peraltro, in bocca conservava egli un gusto amaro, sapendo che niente era stato chiarito veramente e nulla soluzionato, cosi' che il suo lungo viaggio e lo sforzo insigne di questo lavatore di torti, l'antiGOEBBELS (come si diceva lui stesso...), si risolveva in un relativo fiasco, il che gli metteva dentro un leggero scoramento. Egli era assai scontento...

Con uno stato d'animo siffatto, ambiguo, non sapendo chiaramente se il viaggiotto alla Zorro in Occidente ne avesse valsa la pena, dicendosi: "Si' & NO!", consolandosi col dirsi che: "Talvolta conta più il tentativo che il risultato e l'osare premia sul fine, l'azione condotta è il vero premio che conta in tutti i fallimenti, "on the road again" è sempre meglio che diventare un Jack Kerouac, e che il Machiavelli non aveva sempre ragione..." e che, il fine raggiunto, pur se ampio, pur se nullo, resta sempre esposto ai capricci della Storia e/o ad un bug d'Internet. Non bisogna mai troppo drammatizzare. Che la si prenda con CALMA. Essere realisti. Che: la verità la si conosce sempre dopo, quando è troppo tardi, e non serve più a nessuno e neppure ai "a ca nissiuno è fesso, vossia!" etc. Non tutti hanno il culo pazzesco del Cristobal Colombo, il juif, che scopri' quello che non aveva cercato, ma che COMUNQUE scopri' qualcosa. Etc. Insomma, l'orco non aveva voglia di rompersi le idee...e neppure spezzettinarsi i pensieri, dentro il suo cranio dal crine rado e sguarnito. Ben deciso restando incerto, leggermente sconvolto, il nostro Geraldo, bravuomo sopratutti, preparo' tutta la banda per il tragitto del ritorno.

Il corvo Ulcerinus, lui, che non cessava di ripetere il suo auto-papagallesco: "ah! lo sapevo: CHE TUTTO questo sarebbe finito male! Anzi: MALISSIMO! LO SAPEVO!", decise -dopo breve consulto col Dalhai Lama di Cinecittà- di restare in quelle zone, territori e regioni zeppe di DioBonCosaMiDiciMai e di parecchi DioCan pure, per passare in televisione ("che qui funziona! non come a Finimondo-Di-Sotto..."), in programmi "pieni di figa", col suo gruppo Neo-Pop-PostModerno -ArtContemporainPostuma- degli spettri mongoloidi, di cui era divenuto il dittatore Cincinnatus perennis, il Conducator assoluto, e L'UOMO ORCHESTRA, un "fassotutomi" musicale, se proprio si osa dire... Un corvo di carriera. Ma, con un suo lato sentimentale, bisogna non scordare. Che, anche i corvi...

[Tristezze, nostalgie, sguardi languidi e malinconici verso un futuro inesistente ed un passato ridicolissimo. Cosi' siam tutti. Noi. Inzaccherati fino al pomo d'adamo nella merdaglia quotidiana ben coltivata per le nostre diurne e notturne sconfitte. LA MORTE SCENDE DAL FIUME. La barca senza remi e vela e guida va da sola, dove la porta il fiume. Di traverso, di lato, scivola sulla corrente, scorre con un fianco sulla riva, ma non si arena, poi riprende a girellare sul capriccio delle brezze e dello scorrimento delle acque, mai lineare. La barca è piena di morti. Un braccio bianco finnico pende fuori dalla barca, la mano inerte è immersa e qualche pesce tenta di mangiarla. La barca è piena dei nostri sogni. Tutti sono morti. I cadaveri cercano le alghe sul fondo, dove potersi riposare, ma non ci arriveranno mai. La barca scende maldestramente verso il mare , lenta, non ci giungerà mai.]

L'oca Geraldine, incollata come un cazzo-in-culo all'Isidora-Gina, decise, ben decisa, di partire con loro essi, col suo ombrello ancora intatto ed un corto valigiotto zeppo di robette da donna e ricordini immaginifici, lasciando un pien di debiti in giro, e nessun rimpianto. Le fanciulline orchesse ne furono pazze di gioia e la chiamavano da allora: "Zia Orca l'Oca!" e le strappavano le penne delle ali, affinché non potesse più scappare e per farne un copricapo da Sioux mica male. In l'Italia intera ci fu un largo, vasto e consensuale sollievo. "Se ne vanno! se ne vanno!!!" si dicevano in lietezza gli operai della Fiat in Corso Unione Sovietica entrando in Fabbrica, zona Torino, contenti come se avessero vinto al totocalciototiploto o una vacanza turistica a Yalta. I DioBonCosaMiDiciMai sfarzescavano tutti un sorrisone largo da un' orecchia all'altra. Mentre, il maresciallo Da Biani, lui, ch'era solito consumare discretamente tè corretto grappa (e/o grappa corretta tè...), tirandone fuori la bottiglia piatta da un litro dalle capaci tasche della sua gigantesca uniforme, allorché la pressione lancinante dei sentimenti e la forza intima dell'emotività "lo costringevano", QUEL GIORNO -cogliendo i preparativi di partenza della famigliola delle due deliziose fanciulline-, davvero sconvolto, scolo' ben due razioni di tè, vero, una dietro l'altra. Del VERO tè, da farlo star male...

Ma, prima che partissero -una volta per tutte...- , il nostro baldo sottufficiale in capo volle offrire un'Ultima Cena al suo "sincero amico", l'Eccellenza orco Geraldo degli Orchi, ed ai suoi cari. La cena era offerta -in verità- dal giovanotto del Bar-Tabacchi e dalla sua sezione trattoria-cucina-famigliare, dopo pressioni ideologiche ed un tantin ricattatorie da parte dal comandante supremo locale dei CC. Ma cio' non toglie un grammo alla sincerità del gesto tipicamente italico. Che, anche i carabinieri (i "caramba") hanno un cuore, dentro il burbero petto. Lo stradino e l'addetto ai Parchi, Fiumi e Giardini Comunali ed il bidello Squarcialupi avevano aiutato nel disporre ed installare una lunga tavolata di 33 metri, lungo il vagomarciapiede, proprio davanti al Bar-Tabacchi. Da una parte, di fianco sulla Sinistra, il corvo Ulcerinus -mangiando formaggi e succhiando un vinello mica male- si produceva colla sua Boyz-Band di fantasmi in transe canterina -da sopra il "trauli"- con nenie tatare insondabili e di nostalgia australopiteca. La popolazione locale di DioBonCosaMiDiciMaidi Gxxxxxxx al Lago era sistemata, calmamente, in piedi, intorno alla piazza e le viuzze attinenti, in attenti spettatori, in un quasi religioso silenzio, pieno di sussurri e mezze parole sotto le righe.

In mezzo alla piazza danzavano, nude ed imberbi sotto delle tuniche trasparenti, alcune decine di fanciulline 8-10enni, dal crine pieno di fiori, in una coreografia studiata altrove e quasi in altri tempi. (Incantevoli! Sublimi! forse, offerte in tentazione...L'Ultima Tentazione. Per Provocare il Male anche dove non c'è...). Il tavolone tavolata era pieno -intorno agli orchi-, da una parte e l'altra, di vari carabinieri in alta tenuta da parata e mogli (eccezione: il "solitario" Da Biani...), le autorità locali ed i notabili, il Sindaco, il Preside delle Scuole Medie, e tanta gente che conta, come il pizzicagnolo. E pure il marito ex dell'oca Geraldine , attuale Direttore Generale dell'Obitorio e Macello locali. Mancava il parroco, il diffidente, che aveva inviato quantunque un bel cappellano biondo al suo posto, che tutte le signore se lo mangiavano cogli occhi... E la Presidentessa della sezione ORG Mamme di Famiglia Internazionali, ch'era presente, ma senza mangiare e bere.

Mentre tutti lo tenevano discretamente d'occhio, l'orco Geraldo divoro' -"avec un bel appétit d'ogre"...- quella sera: Acciughe alla farfalla con patate lesse al prezzemolo e rosmarinate olio & aglio. Radicchio rosso rovigotto, qualche foglia, con insalatina sicula al melone. Punte di rapa all'uovo. Parsüt di San Daniele affettato finissimamente, con sottaceti di Sacile. Gozzi di uccellini tremolini ripieni al salmone e zampine di fringuelli libici. Tchatchouka marocchina ai peperoni cileni, con uova di quaglia gialla strapazzate, e pelati di pomodoro iraniano del Sud. Polmone di pecora tagliato in strisce e disseccato al vento tirolese. Budella di pescespada di Gibilterra all'aceto balsamico del Turkmenistan. Pampagnuc crüt (foglie grasse d'un'erba agro-dolce "cotte" al sole d'inverno) al guelj tal ail cul't l'euf. Fettine arrotolate di Tonno Rosso non avrai il mio scalp, crude, limonate al limoncino verde di Trapani. Zampine di gambero ocra-chocking al formaggio grana. Ciglia di balenottera pepate al "poivre d'Cayenne". Culi di gallina sotto vuoto spinto, al sale sahariano. Tagliuzzato di cipolline inglesi nel loro olio d'oliva di Patagonia. etc.etc. Questo per gli antipasti...

Per preparare lo stomaco al lauto pasto...

Intanto, andavano giù i litrazzi di vino rosso con qualche gotto di bianco delle Puglie, sul pesce soltanto, smisturati da boccali d'Acqua Minerale di Pura Fonte Alpestre Don Paolo di Tarso, per significare che il "cristianesimo" paolino non è inutile torrentello che scorre sotto il ponte . Quarantasei litri misti di sbevazzare a lui solo, l'orcaccio intrepido si getto' nel gargarozzo durante l'ULTIMA CENA. Dove temeva un traditore, poiché i GIUDA amano queste occasioni pantagruelesche. Ma, poi, ci furono i Primi, i Secondi e pure "i Terzi" (frutta, formaggi e digestivi, "niente caffé, che poi non dormo, e io amo dormire come un angioletto...")... Elencare tutto questo -ad uso ed informazione delle masse lavoratrici- non sarebbe malaccio MA, in questi tempi tristissimi DI CRISI (1973-2073...), non bisogna sbattere troppa abbondanza sulla bilancia , ché poi questa pesa male... ED è meglio non fare il provocatore quando l'Europa, in questi mesti giorni, ha pochissimo da mangiare (un po' meglio nel BERE...) e DEVE accontentarsi di riempire il ventre col turismo, le telefoninature e la telefagia...ovvero...il Niente del Niente illusorio egospettacolare al posto della bistecca con patatine fritte e/o rosolate, alla Tex Willer&Kit Karson. Pur mangiando poco e modestamente, con moderazione, gli altri convitati avevano l'occhio obliquo, di sbieco, sulle ganasce calme e possenti e perseveranti del Geraldo, le quali erano in attività quasi perpetua, cronica e pervicace. E sulle zanne sue che facevano "miam-miam" con dovere e divertimento e gioia e senza calunnia. E non si capiva dove il suo corpazzo, quantunque ciclopico e quasi orango-tango, potesse insaccare tutta questa roba che avrebbe potuto nutrire, per un mese, un villaggio maliano o irochese, in tutta la tribù, compresi gli invitati-ospiti cacciatori di balena e trichechi appena arrivati "da fuori".

"Eh...fa proprio piacere vederlo mangiare, anzi: DI-VO-RA-REEEE, ah se il Pierino (o la Fiordalisa) mangiasse-ro come lui diventerebbe-ro alto(i) e bello(i) come Tarzan, altro che le merendine! Eh! devo ripetergli anche duramente ore su ore: mangia, Pierino, se vuoi diventar grande... ma non serve a niente...Gnente d'gnente, merdoi..." Sospiravano, rilucenti d'ammirazione, le vecchie e grosse Mamme di Famiglia dei DioBonCosaMiDiciMai che stavano ai margini della piazza , ed avevano "una lacrima sul viso che vuol dire tante cose". E tuutti avevano un ciglio, almeno, umido. "Ah! Proprio peccato che sia un orco, con tutto quel che si dice...Eh...pero', che bravo ragazzo...eh...poi...ha un naso grosso cosi', cosi' sensuale...da buon scopatore latino...peccato che sia siberiano... eh, il suo lecca-lecca..." Ma, quel che tutti potevano constatare con qualche piacere o godimento consisteva in questo, che: l'orco non mangiava dei bambini, che neppure li cercava per farne un uso sessualoide, né i suoi né gli altrui, fanciulline o fanciullini. E, questo era importante! non era come i preti paolini... Ed anzi, ad un certo punto dell'Ultima Cena il Geraldo spinse a sculacciate scherzosissime le sue due bambocce Gerolomina e Fiorelladiprato fra le altre piccine danzerine al centro della piazza, perché ballassero insieme in queste antiche coreografiche scordate dalle genti. E saltellacchiava goffamente pure lui, facendo "OFFFH!OFFH!HOP-LA! ZABUM-ZABUM!" E tutti applaudivano avvinti e gioiosi, perfino i ferri di cavallo inchiodati sui portoni chiusi a doppio catenaccio con serramanico.

(segue in "L'orco Geraldo degli Orchi" 9 e FINE, qui sopra)


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