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Favole Grottesche

ORCO & MARESCIALLO: negoziati di pace...


Autore : max capa
Venerdì, 9 Dicembre 2016 - 20:38

 

(segue da "L'orco Geraldo degli Orchi" 4, qui sotto)

"L'orco Geraldo degli Orchi" 5

Il maresciallo, impacciato come un chierichetto alla Messa Grande, tenendo le sue zampone incrociate sulla panza, poi l'una sull'altra, ma sempre circonflesse sul ventre, come un cardinale obeso e gesuitico, seduto sul suo pouf, ridicolmente, non sapeva che pesci pigliare. Ché si trovava, quantunque, di fronte ad un tipo internazionale, che aveva frequentato i Grandi di questo Mondo...malfamato, ma importante, come Andreotti o Al Capone.

[SI IMMAGINI la scena, degna di Rembrandt -se solo glielo permettessi...-: il gigantesco Da Biani da un lato, di fronte a lui il ciclopico Geraldo degli Orchi, nobile zarista caduto in miseria, intorno ad un tavolino basso più che minuscolo, e la Isidora-Gina che cova le sue fanciulline Gerolomina e Fiorelladiprato sulle ginocchia. E l'oca Geraldine stretta ad esse, che funzionava da testimone, avvocatessa, giudice e cronista imparziale. Una luce giallastra viene dalla destra, alla Caravaggio, per dorare plasticamente forme, profili, zampe, volti, espressioni e dialoghi.]

Timidamente e con tanta gentilezza, il Da Biani apri' il "congresso carnale".

"Mi spiace di importunarvi, Eccellenza...Ma: la Vostra vettura, la macchina, fuori è parcheggiata in modo poco corretto: in Zona di Divieto di Sosta. E, la targa? Voi potreste, magari, mostrarmi la Vostra Patente di Guida Internazionale? Per cominciare..." disse. Sorpreso da questo eccesso e sfoggio di elegante bonomia gentilissima, l'orco Geraldo non volle essere da meno, dopo aver riflettuto 3 secondi sul come denominare l'omone in divisa nera che gli stava, mansuetamente, di fronte. "Purtroppo, Signor Generale, la nostra cara Gheltrudeh non è una macchina-auto-mobile ma un "trauli". E ci ha condotti fin qui dal Lontano Estremo Oriente per lottare contro le calunnie che infangano noi orchi, ché queste impazzano specialmente qui da Voi!" disse.

Diventato rosa leggermente, sotto la pressione psicologica di questo inatteso "Signor Generale", il maresciallo CC Da Biani non poteva restare insensibile a questo " grido di dolore" che sorgeva spontaneo, appassionato, leggermente violento ma educato e sociologicamente scusabile. Impacciato, egli non sapeva dove mettersi, come tenersi, in qual modo domare e dirigere il proprio disagio, assiso scomodamente e ridicolmente sul suo pouf il quale, non appena si muoveva, il coso feroce emetteva dei suoni labili, ma che potevano sembrare peto o scoreggia, secondo i parlari. Sui bordi del ridicolo... "Eccellenza Vostra...Purtroppo: la legge è uguale per tutti. MA, in segno d'amicizia verso i popoli russo-siberiani, per questa volta, penso di potermi costringere, ridurre e condizionare ad una semplice ammonizione, al posto d'un processo verbale multatotorio ben caricato di somme in euros o dollari o rubli assai consistenti." Disse. Ed aggiunse calmamente: "...Ma i vostri servi là fuori stanno creando quasi i prodromi d'una sommossa, coi loro rap-rasta-reggae..." L'orco si gratto' sopra il suo vasto lato frontale destro, posto della riflessione, e disse: "Ma è proprio importante questo? queste cagnare di ragazzini giocosi e di scarso cervello umano? Guardiamo freddamente in faccia le cose solide e vere, Generale! Bisognerebbe finirla con tutti queste "Orca l'Oca!" ed altre porcate d'orcate calunniose... Siamo qui per chiarire le cose e toglier loro la maschera ed una volta per tutte! Noi orchi non mangiamo i nostri bambini, e neppure quelli degli altri. E, se vi mostrassi il mio immenso cazzone, capireste che non li sodomizziamo neppure e che non sfighiamo le fanciulline! Che diamine! Il mio uccello è più grosso che i vostri bimbi! Dove glielo metterei? Francamente! Basta ragionare un poco..." disse il Geraldo, e punto' la sua grinfia puntuta ad indicare le sue due bimbette orchesse, che ridevano deliziosamente ascoltando tutti questi orrori, come se fosse un gioco da clowns imbriaghi da far paura e col nasone rosso.

"La PROVA TANGIBILE, eccola! Questa è la mia famigliola, questi sono I MIEI GIOIELLI!" Disse. Bofonchiando paternalmente e gettando il suo sguardo oleoso da orso brontolone sul sottufficiale CC in capo. Il maresciallo Da Biani -bersaglio colpito al centro del petto- sussulto', come se gli fosse scoppiato il cuore, come durante la Rotta di Caporetto o la Grande Ritirata Libica o la traversa di Baggio che fece perdere -ancora una volta!!!- la Coppa del Mondo Rimet di footebolle, al Bel Paese...

[QUI, gli ingenui hanno bisogno d'un minuscolo aggiornamento. E gli ignoranti d'un tantin d'intelligenza delle cose... Il "nostro" carabinierone in capo covava nel suo immenso corpaccio -dove "si crede" che non si abbia anima...- una ferita che sanguinava ancora ed ancora, e che sempre gli riempiva di incubi lancinanti e feroci le notti. La moglie sua gli era scappata di notte, d'un tratto, portandosi via i loro bambini, poiché lei non aveva voluto restare "impantanata nel deserto", a G. sul Lago, "posto puzzolente", fetente, arido di belle cose, zeppo di "contadini", dove il telefonino funziona male, e cittadella senza un VERO Supermercato Standa". Ed era partita verso la Lontana Città lasciandolo, ahimé!, ahilui!, orfano di famiglia.]

E dunque, guardare le due deliziose orchessine, covate dalla tenerissima mamma loro, come dei fiori belli fra le foglie materne, era tale e peggio che una lama rovente, un kriss malese o sikh tutto contorto, che gli rovistasse dentro la piaga ancora aperta. Le immagini possono essere tremende, se toccano il posto giusto. E lo choc diventa presto trauma che resta. Il Da Biani aveva quasi bisogno di piangere, per sgorgare il groppo d'emozioni che lo lavoravano dentro. Ma, "un uomo non piange mai", un maresciallo dei CC regi carbigners di Pertini e dei Savoia tantomeno. Per cui egli si disse, in un angolino ristretto del cervello: "Ma che ci faccio, qui, ad importunare queste brave persone, questa famigliola da giardino dell'Eden?" L'omaccione inghiotti' tutta la sua amarezza, si alzo' improvvisamente, si sistemo' goffamente il cinturone, come se ne avesse bisogno, un tic sublimatorio più che un gesto. La pistolona Beretta calibro 9 m/m intanto ridacchiava, dentro la fondina, ché la sapeva lunga, lei. Tutti lo guardavano perplessi.

"Non so se avete ragione o torto, Eccellenza Geraldo degli Orchi ma, ma...il problema dei DioBonCosaMiDiciMai non ha una vera soluzione...è una "cloaca pulita" fuori, senza altre possibili migliorie...Garibaldi...Mussolini... Il Re di Maggio...Francesco Baracca...Enzo Ferrari... Berlinguer...tanti hanno tentato..senza riuscirci. Né le botte né la televisione servono a qualcosa, qui." S'interruppe secco, oso' una carezza maldestra sul capino della Gerolomina e della Fiorelladiprato che lo guardavano con occhioni grossi cosi'. Stupefatte. Cogliendo tutta la sua fondamentale tristezza colle loro anime non ancora bacate. "Permettetemi d'invidiare la Vostra famiglietta!" esplose teneramente quegli. E compi' una specie di dietro-front marziale e se ne ando'. Tutti lo guardarono uscire, perplessi, senza capirci granché e niente del tutto quasi... Non conoscendo i reconditi neri e grigi stati d'animo del maresciallone...

(segue in "L'orco Geraldo degli Orchi" 6, qui sopra)


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