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Favole Grottesche

DOVE l'Orco Geraldo è incazzato NERO....


Autore : maximilian capa
Domenica, 4 Dicembre 2016 - 22:26

 

(segue da "L'orco Geraldo degli Orchi" 2, qui sotto)

"L'orco Geraldo degli Orchi" 3

Dopo tutte queste calorose infamie, che il Geraldo degli Orchi aveva seguito E da lontano E con qualche ritardo E con animo sospettoso ma con anima aperta e verace, pur se poco spiritosamente, il viaggio si concluse, e quasi, fini': per portarli nelle terre li' accanto circostanti, poiché le genti peccaminose e fetide non abitano mai dove sta il loro Papa, ma là, sui dintorni. Laggiù. Oltre i limiti e dentro i limiti. La melma non sta mai nei pressi della sorgente. Ma: laggiù. Nei terreni adatti ai Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai.

Laggiù. In quanto, il problema centrale, la questione nella sua essenza, i dubbi amletici (diciamocelo francamente!), li si ritrovava nel grosso villaggio o borgo o paesone o piccola città di Gxxxxxxx al Lago (ch'era, questo, una larga "pozzanghera" piuttosto, svaccata e fangosa, 126,66 metri x 142,33 fornito "a monte" ed "a valle" da un Torrente Spaccatutto ch'era un ruscello, in fin dei conti e più che altro...). Gli 8.632 abitanti di Gxxxxxxx erano noti nel mondo intero per essere dei perfetti Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai, "più realisti del re", più ipocriti benpensanti baciapile del loro Papa juif-paolino, GLI ESEMPLARI, unici ma ripetibili, funghi riproducibili, come l'étalon del Metro (100 CM perfetti!) conservato a Parigi. Preziosamente...

Ma sopratutto essi covavano nel loro seno di massa il leggendario, oramai, giovanotto del Bar-Tabacchi, una vedette internazionalmente riconosciuta, ché anche le televisioni Cinesi e di Patagonia gli avevano dedicato dei lunghi servizi, con folklore locale di contorno e tutto e tutto. Si era ritrovato pure nel Guiness dei Records, di Londra. In quanto, il giovanotto del Bar-Tabacchi era -probabilmente- il solo al mondo a tirar fuori 3 volte al minuto "Orca l'oca!". Anche nel sonno e mentre scopava la sala o la ragazza sua. E quando non lo diceva lo pensava. La sua meccanica cibernetica mentale s'era stabilizzata -e per sempre-PER SEMPRE?- a sganciare un "Orca l'oca!" ogni 20 secondi. E, giustamente, l'orco Geraldo vi aveva individuato e fissato il perno centrale delle calunnie che lo perseguitavano, lui e la sua famigliola. Un nodo gordiano da tagliare netto! Senno' son guai imperituri...

Arrivati, i bravi orchi, infine, fra il popolo "benemerito" dei Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai, con un morale infrangibile e d'acciaio, come paracadutisti finnici dal bianchissimo ombrellone militare, si sentirono subito smonati -purtroppo- scoprendo che le dicerie, se avevano il fogliame ben giallo e sul marrone, non avevano perso le radici. E che i germogli della calunnia spuntavano anche d'inverno, riproducendosi in progressione geometrica: 3X3:33...[V. "L'ULTIMO teorema di FERMAT", pag. 18.333, TOMO III, addenda 33, comma 13-17, errata: 99/111]

Normale... Ché neppure i Nostri Tempi Moderni pieni d'arte contemporanea e di carriere progressiste "d'artistes plasticiens" e vedettes DADA spettacolari erano riusciti a smascherare le calunnie, le dicerie insensate e senza fondo, sui Lupi Mannaro , gli Ammo Magnato napolitani, i Vampiri senza tomba e gli Orchi Siberiani. Il sacrosanto Progresso aveva solo dato una spolveratina sulle vecchie cose, per farle brillare al Sol dell'Avvenir e affin ché venissero "meglio" alla televisione, dove la fotogenia è basilare... (...su fondo BLU TV...come amava l'ASSface...)...Cosi'-che-si fa quel che si puote como si deve. Come si DEVEsse... (Più che d'onestà e limpidezza morale, si tratta d'igiene pubblica pubblicitaria, per dentifricio che maschera "più bianco che più bianco non si puo'". ) MA, non si drammatizzi... Tutti i Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai, isterici d'angoscia, dunque, presi dai crampi allo stomaco e cogli occhi spiritati, nascosero i bambini per "evitare" che "gli orchi" li mangiassero, celandoli nei cessi, dentro ceste incerate, e perfino le caste fanciulle, per "evitare" altri rischi innominabili, e sconvenienti. Che gli orchi son -notoriamente- pederasti di bambinotte... Furioso, come è ben comprensibile, Geraldo volle discutere a fondo, intanto, con il giovanotto del Bar-Tabacchi che aveva la pessima ma campionissima abitudine di dire "Orca l'oca!" tre volte al minuto, non sempre: ma di tanto in tanto. E, per prendere il male alle radici. Da onesto "mostro"...

Dopo aver ordinato grappa per tutti e gelati al Rhum per le figlioline, i contendenti si sedettero intorno ad un tavolo per dileggiarsi e magari spiegarsi. L'orco padre ripeteva cocciuto il suo abituale:"Ma cosa son tutti questi geroglifici!!!" e il giovanotto del Bar-Tabacchi tentava di illustrare gli usi e costumi del posto, sfoderando numerose cartoline. Mentre l'orchessa Isidora-Gina gli lanciava sguardi furenti. Era la resa dei conti. Ma tiro' per le lunghe... Nessuna sfida mitica all'O.K. Korral di Tombstone City del Wyatt Hearp, troppo breve e troppo lunga nei raccontari, come lo sbarco dei Mille del generalino Garibaldi a Nizza di Savoia, poiché il tempo delle leggende è farneticante, e quel che dura poco si dilata all'infinito, nel commercio carnale delle favole. Qui tiro' per le lunghe in quanto -e non di meno- ci si trova tra persone intelligenti. O quasi. "Quel che qui dico lo dico affinché sia inteso e BEN inteso, per quello e colui che abbia qualche grammo di sale e di pepe nella sua massa cervellottica posta fra le due orecchie, e non per chi si trovi ad averci un melone vuoto e senza polpa al posto della testa!" diceva corrucciato l'orco in ripetute varie e croniche come se fossero parte della tortura cinese della goccia, che sempre cade ineluttabile, e ripeteva pure in cantilena -quasi divertendosi, nella sua ira-: "Se dice dice e quel che dice lo dice e quando dice lo dice, dice...MA chi dice? ah! chi dice dice e se dice dice e se non dice non dice. Ma dice sempre quel che dice, chi dice!"

Ed il giovanotto del Bar-Tabacchi non era di meno, in quanto a cocciutaggine: "Non vi è più cieco di chi non vuol vedere! I vizietti quotidiani del popolo son Sacri e Santi. SacroSanti! Che, se gli si tolga pure questo...COSA gli resta? Basta leggere un po' di Hegel o dell'Adorno per farsi le idee chiare a questo proposito. Senza parlare del Pasolini o del François Villon!" Ed il Geraldo, sentendosi percosso nell'anima e tutto intenebrito: "Ma cosa sono tutti questi geroglifici!?!?" E le cose andavano ben per le lunghe, come avrete letto su "L'Espresso" e "L"Eco della Pampa". Nonché sul vostro quotidiano sportivo preferito ("Milan-Fiorentina: 1 a 0 e PALLA AL CENTRO...")

Ma il concilio di Gxxxxxxx al Lago continuava e pure persisteva. Settimane intere lontani dai pioppi e dalle vigne ridenti sotto un sole di piombo, rinchiusi in conclave pervasi, perfusi, perforati, percossi, perseguitati, pelati da discussioni senza fine, finezze dialettiche, robe dell'altro mondo. Fatto che sconvolse il Sud Europa intero. Anche in Libia i muslims si sbattevano la testa sulla sabbia, per disperazione. "Poverini"... Mentre gli intellettuali, Per Forza! "di sinistra", dicevano, scrivevano, sproloquiavano dalle Alpi alle Piramidi, indigenti e pseudointelligenti, sull'interezza o la parzialità ecologica della QUESTIONE MADRE. Mentre l'intero mondo si autocombustionava dall'interno (fatto misterioso ma CERTO!), come un culo bruciato dai peperoni CHILI-CON-CARNE. "ORCO O NON ORCO?" Una confusione intera e solida... [Si trovavano nella vasta sala del biliardo, il biliardo dal tavolone verde era stato spostato in un angolo "lontano" della sala da biliardo del Bar-Tabacchi con tutti i suoi clienti che si erano costretti a bere e giocare in un religioso silenzio. Senza tante complicazioni e proteste. Nell'angolo opposto, vicini alla vasta vetrata lato strada (piazza, piuttosto) si trovavano i nostri eroi, che tutti li lasciavano scannarsi in pace, "senno' son botte!"]

Fumando il suo enorme sigaro toscano (quattro sigaroni legati insieme, strettamente, con banale fil di ferro) il giovanotto del Bar-Tabacchi era infastidito, in più, dalla mastodontica pipona del Geraldo, il quale s'era portato dietro, in più, 96 chili di tabacco tartaro importato dal Nebraska nel suo "trauli" -e tirava come una ciminiera pre-industriale e pure post-meccanica turco-ottomana, in più, facendo cadere mosche, zanzare e passeri solitari, morti secchi per conseguenze post-nicotinarie. Mantenendosi a cauta distanza, vista la faccia poco raccomandabile del Geraldo, la quale peggiorava (da intimorire le statue di marmo di Carrara) quando partiva in collera, i cittadini Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai seguivano il dibattito "televisivo" da fuori, attraverso la vetrata pulita ed illuminata bene, dalla piazza, commentando e facendo il tifo come ad una partita di Calcio, mentre i Dio-Can-Cosa-Mi-Dici aventi il cuore a sinistra, pendevano entusiasti verso l'orco lottatore. Siccome il football (futebolle) rende rimbambite queste povere genti -di già abbondantemente rincoglionite-, s'esplose la moda e l'invidia delle scommesse e spesso finiva a botte nei sobborghi. Come se la confusione e l'asprezza del dibattito e lo squilibrio pericoloso nell'Ordine Pubblico non fossero sufficienti, giunse allora l'oca Geraldine, che spesso veniva al Bar-Tabacchi per fracassare il cranio del giovanotto, con il suo ombrello, strillando: "Mi no so' Orca, Orco de ti!!!". (In un viniziano dell'Alta, tenuto in basso dalle liane tarzaniane)

[Il che, tradotto -da gentili- in un buon inglese latinizzato sui suoi bordi frastagliati, potrebbe darti -quasi- questo: un: "Io non sono un'orchessa, ô perfido gentiluomo. Ma tu, TU sei invece un porco d'orco&orcoporcodio, ô cafoncello scherzoso!"] E, come sempre, e al solito il giovanotto del Bar-Tabacchi promise di smettere di esclamare almeno 969 volte al giorno "Porca l'Oca" per cambiarlo con un : "Putin Puttana piccina è troya la vicina!", mentre la Geraldine gli faceva notare -senza troppa diplomazia- che il tipastro -lui!- prometteva, prometteva ma non manteneva mai. Come succede spesso presso la giovinezza incerta di maturità della gioventù in "questi tempi di crisi"... Aveva già rotto 1.499 ombrelli di varia fattura e qualità e dimensione e marca con logo o no-logo sul cranio del giovanotto, e questa volta voleva che fosse l'ultima volta e l'ultimo ombrello: ben decisa a togliere la vita all'iniquo individuo incorreggibile. E stava passando all'azione, quando...(ZAC! suspense...)...

Ma, quando, quasi subito, su gentile e suadente & amorevolissimo invito della Isidora-Gina (a calmarsi, a lasciar passare ancora un poco d'acqua sotto il ponte, a pazientare, a contare fino a dieci avanti di superare gli estremi limiti...) essa ripose il parapioggia sul tavolo, ella trovo' una sedia e, scontrosa, si uni' alla disputa, brandendo un biccerotto di grappa all'uva. Gustando la grappa, l'oca si guardava in giro, con occhio risentito ma placidificata. Che questi insetti non hanno cattiveria nello spirito. In fondo... Ma le cose andavano per le lunghe. Dopo settimane di sproloqui e minacce, il Geraldo degli Orchi trovo' i limiti della propria pazienza e, pervenuto al punto di voler fare una strage olocaustica di ogni sorta di genti e genie per estirpare le loro vaccose ideologie, convoco' una conferenza stampa dove si permise di insultare i giornalisti e qualche cardinale.E gridava a tutti:"Quivi, voi, non capite proprio un tubo (1)!!! Ed era minaccioso, da far paura ad un paracadutista finnico imbriago fradicio, brandendo la sua enorme pipa come se fosse un macelloso randello pre-CroMagnon, e tutti sbiancavano in volto e nel didietro andando in latte, di spavento, timore e un tantin di paura nera, che quasi se la facevan sotto. L'ideologia incancrenita nei presenti si diceva fra sé e sé che, purtroppo: "Tutto quel che si dice a proposito degli orchi non è falso, ma anzi vero..." Cosi' che il nostro povero Geraldo, nella sua impazienza, otteneva il perfetto contrario di quel che voleva... Pien di complicazioni, insomma... Senza parlare degli annessi e connessi, degli avanti e indietro, che son tanti e che tutti non li si puo' far entrare in questa breve ed agile cronaca favolistica.

Il "trauli" siberiano mongolico tolteco (2), che li aveva trasportati ecologicamente attraverso il mondo conosciuto, nella dolcezza volatile degli alisei, coll'ala placida dei venticelli dell'Est -N.E.Nordicus...., senza niente dal Sud- lo avevano parcheggiato sulla piazzetta paesana tipicamente Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai di Gxxxxxxx, una "vasca" fra le case e qualche negozio, dove gli abitanti compivano come "dovere sociale" le passeggiate serali, chiamate -appunto- nel gergo locale: "vasche"... Per darsi piacere e divertirsi e ridacchiare per auto-contentezza, gli Ingegneri e Meccanici della Scuderia Ferrari lo avevano ridipinto -il "trauli"- di Rosso F1, tranne la vela, Gialla, e vi avevano impresso il "cavallino rampante" dell'aviatore F. Baracca (NERO su Fondo OCRA limone-arancio)e pure in certi punti aerodinamici funzionanti mica male. "Un Orco ferrarista, che aveva cenato in famiglia con l'Enzo a Maranello!" Gli abitanti locali non sapevano se ridere o se piangere: "Un Orco ferrarista..." ...Anche il parroco, che faceva suonare le campane a stormo QUANDO la Ferrari F.1 vinceva, non sapeva che pesci pigliare... "La Ferrari, come Giuseppe Garibaldi, Giulio Cesare & Giacomo Leopardi in Italia NON SI TOCCA." Ma, l'Orco...

(segue in "L'orco Geraldo degli Orchi" 4, qui sopra)


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