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Favole Grottesche

Verso L'OCCIDENTE!


Autore : max capa
Sabato, 3 Dicembre 2016 - 03:58

 

(segue da "L'orco Geraldo degli Orchi" 1, qui sotto)(03:32 03/12/2016)

"L'orco Geraldo degli Orchi" 2

Ma tutti sentivano che qualcosa non funzionava nella loro bella situazione. Un'angoscia permaneva ed anzi aumentava, cavalieri senza scalp arrivavano dalle lontane contrade dell'Ovest e dell'Est-Sud per rapportare non solo il persistere delle calunnie contro gli orchi ma pure il loro tranquillo progredire. A causa della crisi, in questi tempi di crisi...(1973-2073), gli orchi, i poveri orchi, ridivenivano delle "têtes de turc", dei capri espiatori per le mentalità juif-paoline delle popolazioni occidentali. Coi vampiri, gli zombies, i lupo mannaro, le piattole e le multe per eccesso di velocità... Era chiaro che le persone ammodo dovevano far qualcosa, per forza!, e questa urgenza premeva fin laggiù, nel lontanissimo faro oceanico di Finimondo-Di-Sotto. Allora, per non morir di noia 25 ore su 24 e di sconforto, il grosso e sapido orco Geraldo segui' un corso di Egittologia per corrispondenza, per poter capire il senso del significato e gli impliciti e i connessi dei segni delle tante calunnie semantiche e folkloriche che circolavano sulla sua pertanto pregiata "razza" mitico-etnica. E divenne perfino perfessore di papirologia e di algemistica a quattro curve con rotelle semiologiche dentate svirgolate. Peggio che il "povero" Umberto ECO... E venne un giorno dalla data basilare, quello in cui il nostro strano eroe decise da passare, senza troppo rovistare nelle Morali delle Favole, dalla Teoria alla Pratica. Senza sbattere il pugno sul tavolo e senza fare il mussolini dalla ganascia spinta in avanti come la prua rovente ed anglosassone del para-piroscafo atlanticus "TITANIC" ma, calmamente, pisciando in bocca al bieco lenin e volgendo un occhio tenero alla sua dolcissima famigliola che lo guardava con calore da caffé-cioccolata senza zucchero ma impinzaccherato da gocce d'amore simili alla rugiada che piscia talvolta rorida e squillante sulla Valle Dell'Eden di California.

Armato della sua quintessenziale erudizione, allora, dopo aver verificato che il lume del faro disponesse d'una riserva d'olio di balena sufficiente per tre mesi, Geraldo attraverso' il mondo conosciuto insieme alla famigliola al completo, con il suo "trauli da tundra", ch'era una macchina/semplice- una slitta, se si vuol semplificare. Ma impressionante. Impressionante, composta da due tronchi d'acacia polare legati insieme da un cordame di strisce di pelle di bisonte del Polo Nord, con un ripiano-ponte di tavole segate via da zanne di mammuth ultra-ante-preistorici, ed una grande vela triangolare di pelle pelosa d'ali di pipistrello. Il "trauli" aveva richiesto un bel e ben lungo lavoro, di che rendere soddisfatto un solerte ingegnere campestre. Sul verso di dietro, dalla parte del culo, come si puo' dire, l'insigne manufatto trasportava, ben fissata, una yurta di pelliccia di tricheco, con dentro cucinotto, cesso copiato sui W.C. senza scarico delle astronavi spaziali più moderne ed un vasto lettone, dove tutti dormivano insieme, e pure i fantasmi mongoloidi, ospiti arrivati dal Nulla, ed il corvo Ulcerinus che portava indosso pure una ventina di pulci e pidocchi Aleutini e Siberiani, il quale uccellaccio aveva cambiato di stile e se ne stava quasi sempre zitto ora, poiché riteneva di dover vedere come sarebbero andate le cose prima di pronunciarsi -salacemente, come al solito- sul da farsi prossimo futuro e sul nero possibile. Nero. Ed inevitabile, secondo i suoi segreti pensieri. "Tutto questo finirà malissimo!"

E partirono, orco orchessa ed orchessine, in un mattino zeppo di nebbie, nevi, piogge, grandinate, lampi e tuoni, tifoni, uragani, fortunali, tempeste, trombe d'aria, cicloni, bufere, nubifragi, diluvi, procelle, e non so che altro. Poiché gli dei gli erano contro, per ragioni sconosciute, che solo la teologia potrebbe spiegare, se lo potesse... Ma la famigliola malfamata era solidamente unita, senza pessimi stati d'animo: l'orchessa leggeva cantando come la Maria Callas storielle umoristiche squinternate, e tutti ridevano divertiti come pazzi. Il viaggio iniziava bene. Fumando la sua immensa pipa, il Geraldo orco teneva la rotta, dritta ad Ovest, senza bisogno di consultare la bussola, grazie al suo sesto o settimo senso. E, magari, al decimo...

[Per la PRIMA VOLTA -dopo Gengish Khan- degli Esseri Umani esogeni, dall'occhio a mandorla e ridente, esotici incurabili, andavano -in tentativo di periplo- verso l'OVEST: d'Oriente in Occidente -in un viaggio di scoperta e Rettificazione Ideologica ("BASTA colle calunnie VERSUS gli ORCHI!"), compiendo un tragitto inverso a quello del viniziano Marco Polo! Ci si renda conto (del FATTO insigne): LE JUIF torinese CRISTOBAL COLON (Colombo...) -divenuto precipitevolissimevolmente: paolino, ché -altrimenti- l'Isabella la Cattolica gli ci averebbe tagliato i coglioni come ai Mori MUSULMANIA-, COLOMBO non aveva ancora "di-scoperto" -ad Occidente- Le Indie, il Cipango, il Katay ed il TOKAY (ungherese...)! Gli intellettuali sartriani -questi porcini maialotti porcillastri- di Piazza Navona e parigini "guardavano" con occhio nostalgico verso l'EST, speranzosi, nell'attesa CHE: "QUALCUNO VERRA' ": gli ci arrivo' STALIN (per via postale...) e lo squallido MAO! (Non ne furono, poi, in seguito, troppo contenti...). L'ORCO GERALDO era il FATTO NUOVO, non ideologizzabile, unico, irripetibile. Lo si saprà solo DOPO...]

Spinta dal Vento dell'Est la macchina-slitta, che si chiamava Ghelthrudeh, li porto' attraverso villaggi e città fino al lontano scopo del loro andare, ch'era il territorio dei Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai: per mettere in chiaro le cose. E UNA VOLTA PER TUTTE! Ma, prima di giungervi, si fermarono una giornata a Maranello di Modena dove i baldi ingegneri della Scuderia Ferrari, in quattro e quattr'otto, confezionarono per la banda di Geraldo degli Orchi dei magnifici vestiti rossi in fibra di carbone, su disegni del carrozziere Pininfarina. Perché essi volevano, gli orchi, far bella figura e presentarsi con buon gusto e decorosamente. Gli abiti erano aerodinamici, studiati nella Galleria del Vento costosissima, che permettevano di camminare a 50 all'ora e correre a 75,33 KMH come niente. Cose mai viste, dovute alla genialità italico-romagnola, mai apprezzata alla sua giusta misura dalle istanze della cattiveria mondiale. Geraldo degli Orchi quasi piangeva mentre riceveva questo dono insigne, in mezzo a folle in delirio, Banda d'ottoni, la famosa fanfara con tromboni e pifferi, paesana, e tiri di fuochi d'artificio, e piacevoli discorsi ufficiali caldi e ridondanti. "La poleteca" recuperatrice... Per sottolineare il suo nobile rango, inoltre, -cio' sia detto per i curiosi della stampa che spesso ignorano quel che non gli piace...- il Geraldo portava con sé, oltre la sua enorme pipa con scorta di tabacco élitario sufficiente per mesi, una borsa fighissima a tracolla con dentro il telescopio binoculare, per guardare lontano senza esser visto ("roba DA CAPI!"), e un sacchetto di denti e grinfie di foca della Macedonia-del-Sud Antartica, per farne omaggio al Paolo MC2VIXI, al Papa dei Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai.

Il Sublime Vecchio, tristissimo da riderne, gli pareva, al Geraldo, -stando alle cronache- vaccamente interessato alle malesorti ed alla malasorte nei malatempora degli orchi siberici siberiani e d'altrove, come al solito, secondo i suoi vizi bizantinoidi. Ma... Ma poi, le cose andarono male o funzionarono solo un pochino col Sommo Pontefice, il quale rifiuto' "con grazia" -ma chiaramente- di avere uno "scambio di vedute sui principali problemi internazionali" con un eretico sibarita sibarico siberiano lustrato negativamente da un carico di cattiva fama storica assai pesante da portarsi sulla groppa. Nonostante la buona volontà dell'Uomo di Dio, i suoi pregiudizi ancestrali, cacciati dalla porta, gli rientravano dalla finestra degli occhi, la cui espressione -sotto l'ipocrisia- non ingannava il nostro mansueto e deluso Geraldo degli Orchi. Ah!Se pure il Papa... Ma, non si drammatizzi...

Mentre un Nunzio Apostolico portava in giro, entrambi viziosamente stravaccati in un'aurea e nera di pece gondola, l'orco Geraldo degli Orchi, senza la sua famigliola deliziosa, spiegandogli -fra una bottiglia di grappa e l'altra- che: "Sua Santità non Le vuol del male, ô Nobile Signor Degli Orchi...Solo è che...sappia...Il Papa dei Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai non puo', se vuol evitar disastri e incomprensioni radio-televisivi, ...senza parlare dei "giornalisti" di Sinistra... incontrare "n'importe qui"... Voi avete cattiva fama, e non è colpa nostra. Non è neppure colpa Vostra, Eccellenza. Ma...MA...Dovreste pensare a sopportare l'impossibile, come i giapponesi nel settembre 1945, che si sono americanizzati: diventate Voi stesso un Dio-Bon-Cosa-Mi-Dici-Mai. L'attitudine papale potrebbe ALLORA mutar d'angolo morto e, magari, Vi si potrebbe canonizzare... Un Sant'Orco Geraldo farebbe un bel effettone sui calendari... In questi tempi di crisi..." Mentre il Geraldo rifiutava secco, slargando minacciosi -quasi- due occhi lampeggianti e brividevoli grossi cosi', e faceva osservare, placidamente e platonicamente che: "Non se ne parla neanche! In Siberia sarei squalificato e perderei il mio posto di Guardiano del Faro! E dunque, voi, non pensate alla mia famiglia? Tengo famiglia io, da mantenere..."

Mentre succedevano questi tentativi di vecchia psico sodomia gesuitica, il Papa, lui, battezzava non solo le due fanciulline Gerolomina e Fiorelladiprato ma pure l'orchessa Isidora-Gina, affermando e/o pontificando che: "Le colpe dei babbi non ricaschino mai sulla prole! Se il babbo vi mangia, almeno cosi'non finirete al Limbo, dove restereste ancorate durante 33 ere. Battezzate, sbarcherete in Paradiso subito, e saluterete da parte mia Tutta la Banda!... E che mi tengano al caldo il mio Cosciotto d'Agnello MUSULMANIA, lassù!"

Il corvo Ulcerinus, pur non dicendo niente, nondimeno pensava sfrenatamente che:"Lo sapevo, lo sapevo: tutto cio' finirà malissimo!" e ne discuteva sottovoce coi fantasmi mongoloidi che si teneva in tasca. Il battesimo non porta sempre male. Contente di andare in Paradiso non appena morte, le due sbarazzine orchette rovesciarono, ridendo come pazzerelle scappate dal manicomio SAN SERVOLO di Udine:sedie e motorini, ostie e fighette, capis-longis e pissidi argentate, madie, formaggi stagionati, colubrine, secchie rapite, macinini senza sale, cavoli bolliti, mutande stanche ma non prive di compagnia, discorsi insulsi, salatine sottaceto, corvi, bismuti, cavalle morte, stanchissime vecchiette, frantumi di porcellane, cavalieri tatari e sloveni, salami all'aglio, mentre cantavano in coro colla loro mamma Isidora-Gina, la quale era pazza di gioia: "Volare oh-oh! Volare oh-oh-oh!--- Volare, volare, nel blù dipinto di blù,--- felici di stare lassù,--- con i pompieri di Viggiù,--- volare oh-oh-oh, nel blù dipinto di blù,--- felici di stare lassù!" nell'intento gioioso di allertare gli Angeli Custodi là in alto, che stessero pronti per il loro non tanto prossimo arrivo.

(segue in "L'orco Geraldo degli Orchi" 3, qui sopra)


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