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Favole Grottesche

ORCO & ORCHESSA


Autore : mac capa
Giovedì, 1 Dicembre 2016 - 13:09

 

(quasi BUONO 11:24 22/06/2011 16:34 11/05/2011...EDIT:19:23 29/11/2016)

¤¤¤ 4 ¤¤¤ L'orco Geraldo degli Orchi "teneva famiglia"...

"Orca l'oca!", "Porco l'orco!", "Orco dio!" (Calunniate, CALUNNIATE! Qualcosa rester...)

C'era una volta, in questi tempi strani che sono i nostri, un orco di nome Geraldo che si sposo' con l'orchessa Isidora-Gina, splendida manzotta la quale, ben contenta del fatto, spancio' ben presto due orchette: Gerolomina e Fiorelladiprato. Gemelle ma dispari. Uguali tali e quali ma nate con 333 minuti di distanza. Il che non cambia quasi niente... Forse... [Purtroppo, le dicerie son tante in questo Mondo pieno d'orrori squallidi e di vegetariani-non-coltivatori, e vi abbisogna -sempre, con cura- precisare puntigliosamente tante cose, con metodo, continuamente, senno' vi ritrovate con sul gobbo una gerla straripante di false notizie da comari e mostruosit d'ogni genere. Che poi, le quali, vi piegano in due, quasi spezzati... Mortacci! Puff! Ad esempio -e per esempio- l'Isidora-Gina non era dell'etnia bovina e neppure porcellina n tantomeno cinghialo-zannuta e/o marsupiala. "Manzotta" un modo di dire: "Ve' l, una bella manza, proprio!" il CHE significa che la donna in questione ben fatta , di magnifiche forme, solida, goduriosa, d'anche larghe e rinascimentali, energica e piena e soda di tante voglie. Nata orca, quest'orchessa "manzotta" se la cavo' mica male, in seguito, nella vita.]

La bella e vispa famigliola trovo' lavoro con vitto ed alloggio al completo, poi, un bel di', come guardiana del faro di Finimondo-Di-Sotto, (sui bordi ultimi della Siberia Australopiteca und PITECantrhopus Penkinensis, un vero deserto marino, colla tundra e la steppa ghiacciata sul dosso, con poche navi pescherecce ma molti piccoli sottomarini di spionaggio), dove solitamente non c'era proprio quasi niente da fare, tranne che farsi da mangiare, giocherellare o guardar la televisione, che non funzionava. (O solo di tanto in tanto, secondo l'influenza capricciosa delle macchie solari, che anche a prenderla a calci non la faceva commuovere, se non voleva, che cosi' son fatte "le donne" elettroniche...). ...Lavoro scarso..., "che dio lo benedica!", dunque. L'enorme lampione faresco, Idea-Scoperta insigne del Da Vinci, tratta dalle sue opere disegnate, il tale marchingegno lungi lanciava la sua lama tremenda di luce per indirizzare e consolare i navigatori persisi nel vastissimo oceano, funzionava da solo. Bastava dargli da bere ogni 15 giorni... Non gli restava, dunque, al povero orco semi-patriarcale, come svago antitedio, che fumare la sua enorme pipa di radice di lichene primordiale, con tabacco tartaro importato di frodo dal Nebraska dagli eschimesi alaskiani: MA, questo, solo in certi giorni dell'anno, e con certe lune semipiene o semivuote -all'indiana- esclusivamente, (altrimenti i contrabbandieri tremavano di paura, pieni di sussiego...). E si divertiva a farsi uscire il fumo per le orecchie, cosa che divertiva, divertendole, le sue piccine e pure i bimbi dei nomadi senza terra che venivano spesso al faro per scaldarsi gratis e cuocere il loro schifoso pesce secco senza sale che puzzava orribilmente, iniziando a bollire. E pure poi...

L'Isidora-Gina disponeva, dal suo lato, d'una raccolta impressionante di volumi pieni di fiabe arcaiche e pure -lupus in fabula- sulle storiche vicende della genia "leggermente malfamata" degli orchi e ne leggeva in abbondanza -con teatrale, truce gestualit- alle sue bimbe le quali, giocando il gioco, urlavano di spavento e facevano ogni sorta di boccacce contro il muro. Sulle "immagini" sul muro. Poich e infatti... Sul muro, ingrigito dal fumo del focolare afghano, danzavano ombre cinesi prodotte -en artistes plasticiens- da alcuni fantasmi mongoloidi di passaggio -ospiti diventati cronici, come le malattie benigne. Questi bizzarrelloni inveterati e pure invertebrati usavano la luce intensa del televisore, morto, privo di contatti immaginifici e manipolatorii, e proiettavano sull'intonaco decadente storielle mute giapponesi dell'epoca TU-CHI-CIANG-KO, in cui si capiva agevolmente che un orcone coreano divorava " tout aller" quelli della sua trib e dei lontani cugini in visita, dopo averli squartati in cinque o dieci pezzi sanguinolenti, secondo i giorni, la domenica solo sei pezzi. Altro che spezzattino di patate e fagioli rossi... E il loro babbo Geraldo ridacchiando verde osservava la scena con apparente diletto, ma restava sconnesso e un poco triste...Queste storie di orchi - facile comprenderlo- gli quadravano malaccio. Il babbo, sortito fuori dal faro di casa e dalla casa del faro, e fuori di s pure, gettava talvolta verso la nera notte senza stelle il suo sconsolato: "Ma cosa sono tutti questi geroglifici!" e cio' rendeva inquieta l'Isidora-Gina nelle cui storiche favole (quelle che leggeva ad alta voce ed altre che si teneva dentro l'animo) si parlava pure di orchi: CHE DIVORAVANO LA PROPRIA PROLE. Ed un tremolio di paura, allora, le grattava nei prossimi dintorni del plesso solare. E pure nel centro, da farle male. Talvolta.

E, sentendo queste cattive vibrazioni, il padre infastidito si metteva a saltellare come un orso per distrarle, orchessa e piccine orchette, e poi tutti giocavano a mosca cieca e il Geraldo faceva "AUFF-AUFF!" mentre un corvo nero della Siberia subtropicale -denominato Ulcerinus- persosi di strada e vivente a sbaffo fra di essi, li osservava gelido da sopra la scansia zeppa di libri antediluviani e tante brocche ben coperchiate, d'olio di foca del Sud e di balena veneziana, di peperoni somali in aceto, di pelo grasso di mammuth (prezioso per condire gli spaghetti tatari d'Est), di pomodori aztechi, di fichi d'india sloveni, di tante e tante cose vecchie ed irreperibili. Un vero tesoro alimentare, degno del pirata Barba d'Acciaio Inossidabile, che lo avrebbe magari nascosto nella sua Isola Misteriosa, se solo avesse potuto impossessarsene... Ed il corvaccio gracchiava con infida petulanza da comare curiosona come fa la portinaia attenta a chi entra ed esce: "Tutto cio' finir male. Tutto cio' finir malissimo!" E le due bambinette orchessine gli gridavano contro, per renderlo innocuo, facendogli, a due dita, le corna antimalocchio: "Zitto, serpe di corvaccio! Zitto serpente di corvo! Zitto Babalu di Babalo'! Oh!Oh! Zitto uccellastro del malaugurio! Ti!Ti!Eh!Eh! Babalu di Babalo', oh!oh!"

Ed allora, il nero volatile -trovandosi in situazione disagevole- saltellava inquieto sulla cappa del camino del focolare, dove aveva abitudine di scaldarsi le unghie prima di affilarle coi dentoni suoi, dentacci bianchissimi dentro il nero nerissimo del suo becco innaturale. E canterellava: "Boni...Boni...Tranquilli...E che cazzo! non mi spennerete mica per cosi' poco, ch tutto vabbuono! Tranquilliiii...boniiii..." E, rivolto all'orco Geraldo e all'orchessa Isidora-Gina, che lo tenevano d'occhio con severit, aggiungeva: "Le stelle e le lune e le costellazioni e Marte e Venere oroscopano un pessimo futuro, sar forse a causa del Riscaldamento Climatico, del virus ultrasegretissimo A(H1N1) oppure della rottura-scissione del Partito Comunista di Patagonia ch s' scassato in tre tronconi...non so...io non ci tengo colpa... Ma tutto va bene, ADESSO ancora, tutto va bene. Che diamine! Poi...si vedr...non drammatizziamo..."

(segue in "L'orco Geraldo degli Orchi" 2, qui sopra)


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