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Favole Grottesche

DOVE si viene al DUNQUE...


Autore : maximilian capa
Domenica, 27 Novembre 2016 - 16:03

 

(segue da CLOPORTE 3, qui sotto)

Cloporte 4

...E NIENTE gli sfuggiva... MA, il cloporte Gervaso... Italiano: strano tipo, neppure "veneziano", come tutti gli italiani... MA... sospetto...SI'.

(Il maresciallo Da Biani era di lontana origine veneziana, i suo avi erano di Cavarzere sotto Chioggia...non amava gli italiani, se non erano veneziani, per forza di cose: il suo babbo, PURION nelle mine del Nord francese, parlava ancora un veneziano assai imbastardito, che tutti prendevano per "italiano"... Nessuno ci capiva niente, pure il DA BIANI figlio, ma suonava bene: con bel accento cantinelante nel tono dei gondolieri del Canal Grande...) Sospetto, dunque, il tipo italiano... Si'.

E da parte sua, rel resto, il nostro bel cloporte non era uomoprudente e non amava il profilo basso: avido di gioie e godimenti andava in giro seminudo chiedendo, tutto contento: "Nuova questa! Ma è vero che qui non nevica mai, neppure a Natale?!!!" e questo ancora prima di salutare le persone, in genere degli estranei, e questo incuteva qualche diffidenza divertita, pur se i buontemponi locali non se la prendevano troppo, ed avevano finito per chiamarlo, fra loro, nella loro stranissma lingua finnico-australopiteca: IL SIGNOR GERVASO-QUI-NON-NEVICA-MAI, ed i bambini ne avevano fatto una cantilena, e le scolaresche cercavano nei libri cosa fosse la neve, e scoprivano questa stranezza straniera. Bianca come il sale, ma scesa dal cielo... [Un gelato naturale, del resto:" mettici un po' di sale, pepe, peperoncino, cannella e zucchero di canna antillese, con una spolveratina di cacao in polvere" ed ecco pronto il cono con ghiaccio, leccornia adatta ai climi ultrasolari del Sud australe.]

E si aggiunga, purtroppo, il vasto -quasi- indebitamento del nostro appassionante onisco, che incominciava -dopo qualche settimana- a risvegliare sottili perplessità fra gli interessati fornitori creditori. I quali tenevano già in cassa passiva, nei loro libri mastri DEBITORI, lunghe liste e note di spese impagate. Pur essendo un ultra-milionario, per i locali, (ché nell'Isola Nel Sole tutti ragionavano ANCORA in Vecchi Franchi antieuro, quelli ante-De Gaulle,, per cui -bizzarreria popolana- 10.000 Nuovi Franchi restavano "une brique", un mattone, UN MILIONE...), egli non aveva sborsato ancora una sola lira... Che succedeva sempre: il solito. Quando comprava o consumava qualcosa di mercantile, per sé e le sue ragazzine, il Gervaso tirava fuori un bigliettone da 10.000 euro e -come al solito- nessuno disponeva in cassa di che poter sfornare il resto su una banconota di tale taglia. (10.000 EUROs=65.595 N.F.655.957 Vecchi Franchi:65,5 "briques"-MILIONI!) Cosi', l'esercente diceva solitamente e d'uso, con un sorrisone agro fino alle orecchie: "Non fa niente! Pagherete la prossima volta! Voi siete persona di fiducia! ETC.ETC." I MILIONARI ISPIRANO FIDUCIA OVUNQUE DOVE VADANO... Ma questo durava già da un bel pezzo...

Ed un bel fine pomeriggio, col sole vicino al tramonto, in uno sgargiante calare coloratissimo che non finiva più, Mr le Maréchal de Logis Da Biani si fermo' -proprio allora- nel suo girellare in ispezione, in sito situazionista: appoggio' la bicicletta cautamente contro una zanna di mammuth prediluviana che spuntava dalla sabbia finissima e si mise goffamernte a danzare, a fare il tango-valtzer ridicolmente, a ballare, a danzare col Gervaso e le sue sei fanciulline, appena usciti dalla chiare bluastre e frescocalde acque, nudi come foche senza slip, con solo uno string fortemente erotico, e poi lo prese, il cloporte, discretamente in disparte. Il maresciallo si trovava in tenuta d'uniforme d'estate, camiciotta mezze maniche, pantaloncini al ginocchio, calzettoni bianchi, l'inevitabile kepi' nero un po' di traverso sul capo, stivaletti da paracadutista libico, la pistolona pendente sul fianco, ridicolissimo, grottesco e quasi buffo. Ma d'autorità... L'AUTORITA' COSTITUITA resta degna e rispettabile in ogni caso. "E' una bellissima giornata, nevvero? Come ieri e come domani." Disse il maresciallo, soavemente, asciugandosi un po' di sudore sulla fronte, con un fazzolletto profumato, dai bei disegnini di fiorame, tipicamente locale, souvenir della moglie scappata di notte verso la LONTANA CITTA'.

"Perfetta!" rispose entusiasta il Gervaso, che sentiva qualcosa arrivare, "...in più, moglie e figli mi stanno bene, tranne i due ultimi che hanno un dentino che spunta. L'ho saputo dopo pranzo, da una e-mail beccata quasi per caso su l'Internet...Insomma, non mi lamento, ecco...Ma, che mi desiderate, Eccellenza?" Concluse, in pacifica attesa.

Il maresciallo giro' alla larga, e non rispose direttamente alla domanda, ma rimonto' sulle dichiarazioni dell'onisco, non tanto per tattica quanto per comprensibile sentimentalismo. Infatti, la moglie sua era scappata di notte, coi loro bambini, perché non voleva "restare in questa dannata isola isolata", tagliata fuori dal mondo moderno e contemporaneo, lasciandolo cosi' solo e Senza Famiglia. Raramente, i suoi bambini gli inviavano qualche letterina di tre righe dalla Lontana Città, da Honolulu (?), ma senza affetto... PER CONVENIENZA figliastra: chiedevano soldi... Ed era questa la sua segreta ed intima sofferenza...Senza figli da portare a pescare in canoa... "Dite, dite...Quanti bambini avete? E, sono belli?" disse, senza riuscire a mascherare un calore d'improvvisa e certa tenerezza. "Sessantonove, in due covate, di cui 22 maschiotte." Rispose sorpreso e sospettoso il Gervaso, cui sfuggiva l'intenzione, la molla intima di quella inattesa curiosità gendarmesca, poiché ne ignorava il fondo. "Ma sei mi son morti durante il parto, ahimé! che fu difficilissimo, con tutta la famiglia orrificata che correva in tutti i sensi, gridando e dandosi manate sulla fronte dalla disperazione...Fu una notte di tregenda, che non scordero'..."

L'uomo di legge aveva uno sguardo pieno di comprensione, un po' recitata, con quella faccia che sfoderano di tanto in tanto i gesuiti, e parve soddisfatto, e si pose una mano sul ventre e passo', più o meno, al nocciolo della questione. "E' delle vostre parti il detto: tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino? Queste saggezze populiste che circolano nei baretti e nelle osteriacce mi incuriosiscono sempre..." disse tranquillamente Mr le Maréchal guardando senza scopo delle vele al largo, dei pescatori che rientravano, sicuramente. O qualcuno che faceva il giro del mondo oceanico senza scalo... "E' un proverbio del paese vicino al mio, anche se non lo ignoro." Disse il Gervaso, che aveva frattanto stretto da dietro colle zampette sue una ragazzotta accorsa ingenua per giocherellare, la quale era "la figliola" sua preferita, e le accarezzava e palpava i seni sodi e minuti, soavemente. Il maresciallo li considero'per un momento, pensieroso. Ma il lato sinistro della sua faccia s'inteneriva, mentre l'altra parte restava inespressiva.

"Ah, voi giovani...mi rimettete in capo tanti bei ricordi..." disse, come se fosse assente. Ed aggiunse, dopo un breve trattino di tempo: "Parecchi anni fa, un secolo or è, quasi... c'era -in un'isola qui vicino- un pittore moderno, artista stranissimo che se la cavava mica male. MA lui faceva delle cosette da 300.000, 500.000 e magari UN MILIONE di EUROs...era una grande: mai finito in prigione...aveva delle conoscenze, è certo...Ricco e, sopratutto, famoso... Gauguin, conoscete?"

(Quel "MA lui" aveva inserito una leggera e fastidiosa inquietudine fra le pagine chiuse del Gervaso...) "Un poco. Ho letto di lui su Google, sapete? il motore di ricerca di nomi e informazioni..." disse il cloporte un tantin gelidamente e mando' via la fanciulla, dandole una sberletta scherzosa sulle chiappe. "Sicuro, un vero artista. Ma i miei bigliettoni sono un purissimo prodotto d'alto artigianato della Banca d'Italia. Guardate, c'è scritto qui. E ci sono pure delle firme di grossi carciofi della Banca Mondiale dell'U.E....guardate bene..." e aveva cavato una banconota dal suo barattolo-portafogli e la teneva sotto il naso dell'uomo di Legge&Giustizia. Mr le Maréchal inforco' calmamente i propri occhialoni, prese con tatto il bel pezzo di carta speciale e lo ammiro' tranquillo, girandolo e rigirandolo. Scuoteva il capo compiaciuto, gustando l'opera ben riuscita, come uno che gusti un pomodoro ben maturo appena colto. "Ah! gli italiani sono proprio geniacci rinascimentali... anche nell' arte pecuniaria... Io parlavo di Gauguin, ma QUI bisogna far scendere in campo almeno un Da Vinci!..." ammise infine, restituendo l'oggetto prezioso pur se cartaceo al suo proprietario.

E rimase a lungo in silenzio, riflettendo. O, parendo riflettere...

(segue in CLOPORTE 5, qui sopra)


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