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Favole Grottesche

Il sole, il mare, la sabbia, PER IL MOMENTO...


Autore : max capa
Venerdì, 25 Novembre 2016 - 22:13

 

(segue da CLOPORTE 2, qui sotto)

Cloporte 3

[Nota Bene: mancano qui sotto due paginotte, singolarmente a proposito del muscoloso marinaio-pescatore, il cui vasto nome era -quantunque-: KIM-IL-YÔNG-KÂIT-SUN-TAHI-SHÔK-UI-PÏM-Damër UT-PHONG-DIEÊM-PHÛ-SIIÄM-KONG-Kaï/tan (ETC.ETC.,: non ho nessuna voglia di lavorare troppo, stasera...), pagine assai importanti, MA CHE TENGO PER ME. Come si vedrà più tardi: questo non è un web-book per i lettori -di cui me n'infischio SOVRANAMENTE- ma un tavolo di lavoro redazionale, che serve a me. Un laboratorio di scrittura. "Pubblica", sia, ma strettamente riservata, per i miei bisogni personali. PRIMA O POI: capirete...)

Ma, infine, giunse, il Gervaso, IL cloporte. E pure arrivo'... Per scoprire quel che scoperse. MA... Ma, non corriamo troppo in avanti. Lasciamo scorrere i fatti nella loro fiumana. Lenti, possenti e tranquilli, come il Rio delle Amazzoni.

L'ineffabile insetto s'era, prima di tutto, trovato un posto "fisso" e decente, dove poter dormire a lungo senza sogni d'incubo e potersi rifare dalle fatiche del viaggio avventuroso e rimettere in sesto il suo entusiasmo, leggermente smussato dalla forza delle cose megeresche, e pure le sue idee, che i folli venti super-oceanico australoidi e l'interminabile traversata a vela e remi, d'isola in isola, gli avevano piuttosto scomposte. Aveva presto trovato soddisfazione nell'alberghetto "LA NUIT qui (ne) NUIT pas", tenuto pulito ed illuminato bene da tre vecchie porche sardine polacche antirusse, le quali lo accolsero come si deve, con grazia e mestizia. (Le polacche, colla loro incomprensibile lingua, sono tristissime, cattoliche, MA BEN EDUCATE...) Quando gli chiesero se avesse "di che pagare" il suo soggiorno, i pasti e le ragazzine annesse e connesse, che chiedeva bramoso, mostro' il suo barattolo-portafoglio zeppo di bei bigliettoni freschi di conio, appena usciti dalla zecca, e le tre vecchiette gli fecero degli occhi grossi cosi' dalla meraviglia e sorrisero di piacere con tanta convenienza, coi dentoni ed i dentacci spalancati fino alle orecchie, "Ah! questi è proprio un vero signore, altro che gli sloveni!" parevano dirsi guardandosi l'una l'altra con aria soddisfatta le sardine.

Gervaso aveva rifiutato una camera da letto "suite de Roi" e le preferi' la semplicità artistica, chiedendo di poter sistemarsi dietro il cucinone a sei fornelli e pure dietro il frigorifero, secondo i suoi usi e costumi, cosa che stupi' le anzianotte albergatrici le quali, tuttavia, si sottomisero giocose e gioiose -con malcelata ipocrisia- ai capricci ed a queste richieste -per loro, deliranti- del cloporte, dato che il cliente ha sempre ragione, e che il Gervaso era infiorato da mazzi di soldi d'euro. Bello come una primavera siberiana... La cuoca congolese, la pacioccona Bama Topa Kopa aveva perfino dovuto cambiare le proprie abitudini, anche grazie alla fibra materna che covava nella sua grossissima anima, con tettone grosse che non ti dico. Mentre, prima, quando preparava i cibi il suo marito Bombo Ba Kopa accompagnava i ritmi ed i tempi di cottura battendo su un grosso tamburo senegalese ed essa-lei cantava a squarciagola la sua canzonotta preferita: "Ma Ba Mama Ta, Inca La Du Du, Mami To Ba Ba, Ca Pi To Ta-Ta, Tatapum Ohé!" ripetuta all'infinito, da quando IL SIGNOR GERVASO, l'italiano, aveva preso posizione in loco e nel retro dei suoi grossi arnesi, per non disturbarlo, il marito soffiava cautamente dentro un piffero afghano e lei mugugnava la canzoncina sua a bocca chiusa. Come a La Scala di Milano. E questo sembrava una specie di ninna-nanna all'onisco, graditissima, soave, zuccherosa, intanto che egli era indaffarato nei piaceri suoi, colle sue fervide ed alacri sgarzuole, le quali -nella loro semplicità- ridevano sempre. Le sgarzuole dell' Isola Nel Sole.

In pochi giorni scarsi, man mano egli ritrovo' un certo e sicuro equilibrio, rifiutando "i medicamenti" che le signore polacche gli proponevano: oppio di Shanghai, cactus acidi cileni, peyotles patagonici, mosche in polvere di Vuanatu, e la coppa degli dei: un pizzico di coda di squalo giallo dei monti afghani. Droga forte. E si mise a godere quel ch'era venuto per godere. La notte, dopo la chiusura delle "cucine" (che erano, nei fatti, una sola, in uno stanzone di foglie di palma australe e legname di ex-navi bucaniere. Ma si dice cosi', tra i ben educati...), le tre sardine polacche posavano le loro lunghe orecchie conigliesche dietro la porta a vetri per ascoltare, un poco invidiose, i risolini, il gridolame, i sussulti carnali delle fanciulline dell'Isola Nel Sole che il Gervaso s'era trascinato a letto, sei, da bravo gallo abituato al pollaio.

Gran scopatore ma tranquillo e gourmet di carne fresca, egli aveva fatto disporre da artigiani zulù due alcove, a vero dire: una dietro la cucinona -se faceva fresco-, l'altra nascosta dal frigidaire, per quando i calori australi perduravano fin nel cuore della notte. E poi, vi dormivano -tra l'altro...- fino al pasto del mezzodi', e vi si sollazzavano ancora dopo, durante la siesta, per correre finalmente, nudi e pieni di fiori nei capelli e sul collo, lungo le spiagge, cantando inni ancestrali e scemate americanozze od italofrancesi. E danzavano come pazzi. Tutto da vedere...

Gervaso era divenuto una specie di Re senza reame, dalle 6 splendide fanciulle che cambiava spesso con sei altre, e quando andavano in giro parevano una tribù primitiva australopitecaPitecantropusPekinensis, sprizzante di gioia e fervore godurioso, letizia e menefreghismo. Come è raro nei nostri tempi moderni, con tutta questa grande crisi che c'è in giro. Ma questo spettacolo innocente e piacevole allo sguardo non tardo' a risvegliare l'innata cattiveria naturale di qualche raro ma testardo "pissevinaigre", con l'aceto nell'anima, e mangiarose il venerdi'. E questi invidiosi misero, posero o -forse-ficcarono la pulce all'orecchio del normalmente pacifico e paciocco Mr le Maréchal de Logis Da Biani, capo dei sei gendarmes e gendarmettes della Locale Maréchaussée della Gendarmerie Nationale d'Outremer, il quale gigantesco sottufficale: era in fondo una pasta d'uomo, tranne cogli stranieri senza-mezzi e senza-lavoro, rari -questi- quanto le galline senza denti ed i corvi mangia aglio al sapone da gorilla. Ma chi cerca, proprio, trova sempre qualcuno...

Mr le Maréchal Da Biani girava spesso in giro in bicicletta, in ginnastica di dimagrimento, e perché non poteva permettersi un motorino -proibito nell'isola-, e si fermava sovente per cantare e danzare coi nativi ed i turisti giapponesi ed europei, e per chiacchierare amabilmente, ed è in questo modo che aveva cura di tenere sott'occhio la situazione dell'Ordine Pubblico nell'isola, il quale -in genere...- era più che impeccabile. E NIENTE gli sfuggiva... MA, il cloporte Gervaso... Italiano: strano tipo, neppure "veneziano", come tutti gli italiani... MA...

(segue in CLOPORTE 4, qui sopra)


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