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Favole Grottesche

Dove il pavone non resta pedonale...


Autore : max capa
Domenica, 20 Novembre 2016 - 11:45

 

(segue da PAVONE 1, qui sotto...)

Pavone 2

Ma gli offrivano da bere, e da mangiare dei panini cotti, di formaggio e prosciutto, ed era per lui già un buon risultato. "Rende!", si diceva ridacchiando, come dicono gli italiani, che, che se "non rende": "che gusto ci è?"?... ("Al rindya?")... E... Sopratutto quando era a corto di soldi, fatto raro ma di sicuro -talvolta- inevitabile. Come capita a tutti.

Come ognuno sa (grazie alla televisione) i pavoni fanno la ruota avanti la bufera ed i terremoti: ma pure quando sono eccitati sessualmente e in questo caso si mettono pure a gridare da pazzi, come seghe elettriche da carpentieri in legno, ed è meglio -allora- togliere prestamente le fanciulle e le dame scopabili di torno, e ben nasconderle, per evitare di ritrovarle poi violentate, ed in seguito -e per un bel pezzo...- vecchie zitelle astiose, nei giornali, contando senza fine : "Me l'ha messo di qui, me l'ha introdotto di là, me lo ha ficcato dentro grosso e turgido di dietro, me lo ha spaparonzato in bocca fino all'ugola, pompandomi poi per ore ed ore." Disperate sinceramente. Poiché nessuno marito corre a sposare una che ha subito una violenza carnale.

Gli è -spieghiamolo bene...-che (presso questi finissimi e pazzeschi uccellacci), un attacco di priapismo acuto, il quale è il frutto troppo naturale delle scariche elettriche e dei campi di concentramento dell'ozono cibernetico-elettronico-ed-ecologico conseguenti alle folgori e saette e fulmini che cascano tuonando dai cieli, non è cosa semplice e gradevole quanto si pensa. Il baston del piacere, cazzo, uccello, pene od organo "sessuale", gli diventa duro "da morire", come marmo di Patagonia, infrangibile, senza speranza che diventi molle entro breve. Duro, solidissimo, e doloroso...

Ed il pavone ("il povero", se siete un po' pietosi...) non puo' allora aver altro per la testa che di cercare e trovare -in tutta fretta, spinto dalla bisogna maialescamente urgente e pressante- una figa od un culo qualsiasi, dove sfogare l'impellenza e trarne un piacevole sollievo. Non è "buon gusto", ma bestiale necessità. E, la malattia priapica tipica dei pavoni, in caso di sconvolgimento repentino climatico tempestoso o tifonesco, non si risolve mai con una semplice scopata, magari ripetuta furiosamente 11 volte. La faccenda diventa lunga e, prima che il coso duro sduri, bisogna che la bestia passi sopra un gran numero di fanciulle o di più resistenti matrone, durante qualche ora di fila. O, molto di più... Un pavone puo' montare donne e fanciulline, freneticamente o con calma buddistica-zen, durante una settimana, in continuo, come ridere... Pur se la struttura psico-erotica di questi filosofi del piacere malnato resta il singolare onanismo. Chiavano per sè stessi e si masturbano ciulando. Insomma, un vero pericolo pubblico. Fonte egoista di disordini e scempiaggini.

E' certo, dunque, che i pavoni sono, e bisogna riconoscerlo, di struttura psicofisica alquanto bizzarra. Degli sfasati, sballati male pure... Bestie volatili vaccamente differenti. Sgorbi inumani sofisticatissimi. (Nessuno puo' testimoniare d'aver mai colto il Roteweidert Emilio mentre sorrideva o rideva. Già l'Aristotele e il Rabelais avevano scritto in chiaro -e una volta per tutte!- che: "Il riso è il proprio dell'uomo, mentre gli animali e le erbe selvatiche non ridono mai, come le rocce e i pesci di mezzofondo. Tranne le jene, le quali sghignazzano ma grottescamente, per loro malattia isterica." Pur essendo "bestia! bestia che non ti dico!", il nostro pavone non era un animale - e neppure un uccello volatile, del resto...- E non si capiva a quale aliena genia alienata appartenesse.)

Colmo di sé… Quando venne il circo Zavatta che aveva, fra i suoi fenomeni da fiera, oltre alla donna dalla barba lunga e bianca, da Babba Natale, e un leone a sei zampe porcine, anche una sala caleidoscopica piena di specchi dentro una tenda: il Roteweidert vi resto' una settimana intera rinchiuso, mangiandovi non solo tutto il denaro che il suo zio vescovo di Txxxxxa gli mandava per vitalizzarlo un meso intero, ma anche ben altro. Tutti i suoi risparmi nascosti. Da qui si puo' dedurre quanto i continui apricoda del Roteweidert fossero speciali, contronatura e non potessero portargli altro che scalogna e cose nere, "pericoloso per sé e per gli altri" era, come si diceva ai bei tempi. Di lui non si sapeva bene come fosse davvero sistemato sessualmente, sinceramente, ma di sicuro certi sospetti malevoli erano fondati, di quelli che lo ritenevano un frustrato. Dai vizi inconfessabili.

Spesso si spingeva solitario, un poco disperato forse, in posti reconditi dove nessuno sapeva che cercasse o che vi facesse. Voci d'ogni sorta circolavano sui suoi bizzarri peregrinare fuori dagli sguardi delle genti, su certi vizi sconvenienti e poco raccomandabili, su pratiche misteriose e poco banali. Pareva che si desse all'onanismo, manipolando foglie d'ortica, per soffrire nel piacere solitario. Ma magari "incontrava i contrabbandieri del KGB, per questi traffici d'uranio arricchito che gli portavano troppi denari, provenienti dalla Libia o dall'Iraq socialista". Sospetti vasti ma inconfessabili. Certo è che quando scompariva rientrava poi con Qualcosa Di Nuovo. Per stupire gli allocchi... Ed andava in giro per raccogliere panzane da contarci. Il vizioso. Infatti fu cosi', in uno di questi suoi girare misteriosi, che il pavoncello matterello invento'il paracadute e mal gliene colse. Un giorno in cui, solo e misterioso come al solito, girava coda spiegata in cima al colle Bernarda Masagatta, un forte colpo di vento lo strappo' per aria ed il pavone si trovo' a volare senza ali ed a testa in giù.

Dopo un piccolo panico Emilio Roteweidert scopri' che la brezza lo portava, lo portava lontano verso il mare, ma che poteva, muovendo qualche penna e piuma o agitando le sue corte e quasi inutili ali da uccellastro terragno, cambiare la propria direzione. Ed infine, colto da una illuminazione, provo' a chiudere la coda, -per fare un esperimento-, e comincio'a piombar giù, ma la riapri', e allora scendeva più lentamente, e il vento lo portava magari verso l'alto. E ripeté finché poté tale andirvieni, per trovarsi assai presto steso sull'erba, ma senza un graffio e con solo con una penna un tantin storta. Il che non era malaccio…

Aveva cosi' scoperto un invenzione non inventata, con il solito suo "culo" tremendo - e ne ebbe il lucido cervello per capirne le qualità, i lati, gli angoli e le prospettive possibili, gli orizzonti di gloria e pecunia. Tanti lavorano a lungo, sotto luci insopportabili, per diventar famosi. I pavoni invece no, i pavoni colgono sopratutto l'occasione, sperata ed attesa, se non sono figli di papà. Elettrizzato, dunque, torno' fra noi come un profeta uscito dal deserto, non smetteva di dire e ridire, scrisse al giornale, la televisione reclamizzo' la sua scoperta, giunsero i papparazzi di tutti i settimanali di moda, il capo degli eserciti colse l'occasione tanto attesa per creare una legione di pavoni paracadutisti, cosi' da poter infine attaccare la Russia, -vecchio e stanco progetto tenuto al caldo dagli strateghi di tutti gli Stato Maggiore SUPREMO Generale di tutte le Armate Forze verso dove il sole si depone. Il piano militare denominato "Kremlinus delendus est" prese perfino, allora, un'ampiezza esorbitante -se si crede il settimanale femminile L'ESPRESSO. Prevedeva, fra l'altro, di lanciare ben 66.666 pavoni paracadutisti dalle alte cime dell'Himalaya (Everest, K2, etc.), che avrebbero attraversato la Cina "pacifica e progressista", portati dal venticello monsonico in volo veleggiato, fin giusto sopra le truppe cosacche e tartare per farne sterminio. E, 33.333 altri sarebbero partiti, per il lancio di guerra, su missili intercontinentali, 666 per missile, per essere scaricati sopra l'eresia russo-bolscevica. Per farne poltiglia.

Ed il tutto doveva essere preceduto da un’azione specialissima d’incursori. Il RAID, segretissimo per antonomasia, doveva restare tale che l’attacco a Pearl Harbor. Neppure Rommel o Zapata ci avrebbero pensato… Lanciato dalla cima del Monte Bianco, sfruttando la corrente d’aria calda atlantica che dal Golfo di Guascogna va sfritellando fino a OMSK e NOVOSIBIRSK, tale una lama sinuosa Sickh che s’insinua (in certe giornate dell’anno…) nel ventre molle e glaciale dei Venti dell’Est, un Battaglione scelto di Pavoni Paracadutisti Alpini doveva [avrebbe dovuto…dovrebbe… dovrà…forse riuscirà, etc….] ATTRAVERSARE migliaia di chilometri, portato dalle code-paracadute ben maneggiate da gente di mestiere, da mercenari dell’Arte della Guerra.

Dopo aver attraversato la Slovenia, piena di partizans Rossoneri ed Arancione, ed i Carpazi della Romania (coi « compagneros» della Sinistra Fascistocca Elena&NicolaeCEAUCESCU und DARIOfo&FrancaRAME che li guardano, là in alto, da Timisoara, sorpresi da questa intrusione traversale sopra il loro orticello ideologico…), i pavoni dovrebbero scendere -armatissimi- sulla Piazza Rossa . Catturare tutti i quadri del Partito e dell’Armata Rossa, nel Kremlino. E mozzare la testa dirigente, per isolare, schizzofrenizzare e destabilizzare la ventraglia molle dell’Impero zarista del Lenin. Al momento in cui scrivo queste righe -in memoriale-, l'operazione pare restare ancora come un dossier di cari studi universitari da Generali "pieni di rabbia" ed attitudine militare, ma stancati dai fatti della vita ed attentisti sul da farsi. Ma, prima o poi il fattaccio puo' capitare...

Roteweidert divenne un personaggio che conta, dunque, e velocissimamente. Fu perfino ricevuto dal Papa "In Visita Privata". Non si riseppe in giro cosa si dissero, ma di sicuro la cristianizzazione cattolica delle vaste distese della Siberia si trovava al bel posto nell'Ordine del Giorno. E pure il lancinante problema della "Chiesa Del Silenzio", che era piuttosto ortodossa più che papale-vaticana, ma che Stalin disprezzava gettando tutti i preti pope a cavar rape ghiacciate vicino a Vladivostock o a Magadan ben più al Nord, e pure a cacciar balene sdentate nel Lago Baïkal. Una bella vergogna, proprio, per il mondo cristiano di Geova... Il Papa, piangendo quasi, gli avrebbe esternato che: "Bisognerebbe ridare il profumo dell'incenso e l'olezzo della verità di Nostro Signore a queste povere genti perdute. I pavoni paracadutisti possono rimettere il Mondo dell'Est sui suoi piedi! che, fin qui, si trova colla testa conficcata nel letamaio Comunista di Stato e di Regime!"

E il Papa gli aveva infilzato una decorazione paolina sul petto: d'oro albanese, con sopra una croce rossa che schiaccia una stella gialla a sette punte che schiaccia una stella bordeaux a cinque punte che schiaccia un candebro a sette braccia. Poi la medaglia ebbe un rovescio, cosa facilmente prevedibile: il lato amaro.

Nel fiele della sfortuna cieca e malvagia.

(segue in PAVONE 3, qui sopra...)


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