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Favole Grottesche

CUORE DI MAMMA...


Autore : maximilian capa
Domenica, 30 Ottobre 2016 - 09:44

 

¤¤¤XV¤¤¤ La MAMMA Veronica Sanzulli-Pedretti, vedova (A domanda risponde):

"Ah/ah! Voi ridacchiate sotto il baffo, vi vedo, ah vi vedo, mentre mi chiedete quel che mi chiedete. Vi vedo, ma non me la prendo. Si', SI'! confermo! per me la Televisione l'anima del tutto e il tutto dell'anima. E...allora?...Vi diro' anche questo: ai miei tempi, quando ero sul filo giovane dei miei giorni, usava dire che: se una parola di italiano non si trova nella "Divina Commedia" di Dante perch la parola in questione non una parola d'italiano. Tutto l'italiano dentro Dante. Elementare. "Fattibile" e lampante, come una mela cotta... "solido"...saporoso... Poi mi sono resa conto, crescendo, che tutto questo era piuttosto una panzana, alla Babbo Natale, ragionandoci sopra. Ad esempio, la Parola "Televisione" non la trovi in Dante, questo non toglie che la Televisione sia Italianissima. Erano tutti reazionari e tagliati fuori, nella mia giovinezza Ma adesso, invece, "BISOGNA ESSERE ASSOLUTAMENTE MODERNI": c’ la Televisione. Prendiamo Un Fatto, un fatto se non televisivo mente, non un fatto, questo di moda di dire all'ora di adesso. Tutti delirano tranne la Televisione. Senza lo sguardo televisivo che il mio, il dramma della mia povera figliola resterebbe incomprensibile. Solo io posso restituire i fatti veri, grazie al mio sguardo televisuale. E io ne sono convinta, ma il Da Biani Maresciallo invece no. Quest’omone mi odia, odia tutti: pensa sotto-sotto che io sia in qualche modo causa del decesso tragico del mio "povero" marito, il quale -del resto- era inutile quanto una foca imbranata, una disgrazia della mia vita... E pensa senza prove e senza tele’, il Da Biani?... dunque: non pensa, il Maresciallo...

Come ho gi iniziato a dirvi ieri, ve lo spiego io -per punto e per segno- COME si sono svolti i fatti, come alla TV. ...Cappuccetto –dunque- s’era spogliata, su richiesta della "Nonna", ch’era -in verit in verit vi dico- l’atroce Lupo vizioso, ma lei la bimba aveva conservato le mutandine sul corpo nudo, affinch la nudita’ fosse piu’ preziosa. Non tutto si puo’ dire, non tutto si deve mostrare, e mettici un goccino di pudicizia. Cappuccetto penetro' nel letto, colla penombra vagamente rischiarata da un resto di candela, come nelle storie americane di vampiri-zombies. La "Nonna"-Lupo le poso’ subito una grinfia bramosa indosso, per evitare ch’essa sfugisse al cannibalesco progetto. Ma pure la carezzava per tenerla buona. L’ingenua mia figliola, pur sentendo che qualcosa vi era di strano in aria, espulse giocosamente la sua breve angoscia giocando il gioco che –in fondo- le veniva imposto.

V’ebbe luogo -allora- il famoso "DIALOGO DEI MASSIMI SISTEMI" del Galileo col "Da Vinci Code", LO bestus-sellers: "Nonna, che peli lunghi che hai!?" lei disse, la piccina. "E’ per coccolarti meglio, dolce nipotina: un pelo da gatti!" "Nonna, che occhioni sornioni e micidiali che hai!?" lei disse, la poverina, un tantin inquieta. "E’ per meglio cogliere il vibrare sensuale della tua freschezza, mio petalo di rosa!" "Nonna, che barba malfatta che hai!?"lei disse, l'ingenua. "E’ per ricordarti la virilit del NONNO che tanto ti amava, pulcina mia!" "Nonna, che orecchie pelose che hai!?" lei disse l'idiota. "E’ per meglio ascoltare, in modo ovattato, il flebile brusio della foresta alle ore 3,45 poco prima dell’alba, o cuoricino mio!" "Nonna, che dentacci sporchi, rari, malati e sfatti che hai, ieri non erano mica cosi'. E la dentiera!?" lei disse, la schiocchina. "MA per mangiarti senza masticarti, dolcezza mia!"

E cosi’ dicendo esso inseri’ repentino la mia povera bambina nel suo apparato ingoiatorio, non senza aver scordato di sfilarle le indigeste mutandine. Bianche, di cotone. La ingoio’ come un serpente ingoia una rana, bestialmente. Come un drago ingoia la principessa rapita: dai piedi, "man mano", finendo con le braccia che ancora disperatamente si agitano. Intanto la Nonna gridava da dentro l’armadione, per niente: cioe’ invano. E poi arrivo’ il Cacciatore il quale apri’ il ventre del Lupo addormentato, sazio di Cappuccetto e vino, senza trovarci alcunch, ignorando che la povera fanciulla stava per essere digerita e disfatta in polpa dai succhi gastrici un gradino, almeno, sopra: nello stomaco. Che non era ancora nella pancia. E che nessuno poteva piu’ far niente per lei, dato che gli acidi ed i succhiatori prensili l'avevano gi decomposta. Per questo nessuno trovo’ piu’ la mia Cappuccetto Rosso. Tutti la cercano ancora, da per tutto, ma non nel posto giusto, dove diventata poltiglia informe e dolce succosa carne, dalle fresche forme, macinata. E divenuta carne della carne del Lupo infame. E senza corpo, un morto non mai morto. Povera la mia Cappuccetto, sfatta nello stomaco di questo sporcaccione maiale e porco, piccina mia per sempre senza tomba..."


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